Recensire le donne prostituite è offensivo

Image by Engin Akyurt from Pixabay

Un sito raccoglie le recensioni dei clienti delle donne che si prostituiscono, o come dovremmo dire più correttamente “donne prostituite”, portate alla prostituzione da varie motivazioni: alcune dal mercato, altre dallo sfruttamento, buona parte dalla povertà o da situazioni di disagio personale, altre da situazioni familiari complicate.
Si cerca di edulcorare il contesto usando parole addolcite: escort, accompagnatrici, sex workers, etc.
Ma la sostanza è che un uomo ha comprato sesso da una donna e da un voto a tale situazione.
Un tempo almeno ci si sarebbe vergognati. E tale vergogna era dettata dal sapere che la donna e l’uomo sono sacri e non vanno sviliti e sminuiti mercificando la sessualità.

Dare un voto e un giudizio su atti sessuali e sul mondo della prostituzione è altamente offensivo della dignità umana. Non è questione religiosa. E’ una questione civile, laicamente sacra.
Si riduce la persona a fornitrice di piacere, svilendo il valore della sessualità, senza domandarsi cosa vi sia alla base di una simile attività. La prostituzione non è un lavoro e non può essere ad esso paragonata. È molto più simile ad una sorta di sfruttamento: anche se non ci fosse criminalità e tratta (che c’è in almeno il 60% delle donne), si sfrutta una debolezza economica o affettiva (donne che si vendono per i loro pseudo fidanzati) o culturale (donne che hanno iniziato a vendersi per fragilità e ora non riescono a togliersi dal giro per dipendenze di vario tipo). In tutti i casi, l’uomo compra (il 99% dei clienti sono uomini) e la donna viene comprata, usata, svilita.
E’ un atto di superiorità maschile, un atto di dominazione di chi compra e ottiene.
Ma non sta comprando un servizio o un bene. Sta chiedendo un atto sessuale.

Anche solo questo dovrebbe far infuriare i sindaci delle città che vengono segnalate come mete ideali per la prostituzione.
È incivile recensire le donne e, oltretutto, potrebbe costituire anche un reato qualora una donna potesse essere riconosciuta. È incivile comprare atti sessuali. Speriamo che il governo metta mano a questo tema, mettendo fine allo sfruttamento più vecchio del mondo, seguendo paesi sviluppati come Svezia, Islanda, Norvegia, Francia e altri che sono passati al modello abolizionista, ovvero abolire la prostituzione. Multare i clienti e scoraggiare chi compra atti sessuali, non colpevolizzare le donne che si prostituiscono, ma offrire loro percorsi di formazione, reinserimento lavorativo e culturale.

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Ai clienti vorremmo mostrare alcune interviste fatte alle ragazze prostituite su cosa pensano di loro:
“I clienti pensano che sei un oggetto, che possono trattarti come una cosa, pagano e allora sei loro.” “Mi fanno schifo, non pensano che siamo persone.”
“Cambio il nome perché chi si vende non sono io, lo faccio per non impazzire, essere comprata mi fa impazzire.”
“Alcune volte vomito dopo un rapporto.”
“Per potermi vendere bevo, così soffro meno.”

Come Amici di Lazzaro sosteniamo il diritto delle donne a non essere valutate come fornitrici di organi e di atti sessuali.
Liberiamo le donne. Liberiamo il mondo dalla ormai sorpassata prostituzione.
Aboliamola.

Paolo Botti. Ass. Amici di Lazzaro
3404817498 info@amicidilazzaro.it



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