Riflessione per la guarigione della paura

“Dite agli smarriti di cuore: Coraggio, non temete!” (Is.35)

1 – LA PAURA
Come nasce la paura nell’uomo “Ho udito il tuo passo in giardino: ho avuto paura”. (Gen. 3,10)

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2 – TIPI DI PAURA
Paura di Dio: Ho avuto paura perché sono nudo. (Gen.2,10)
Paura degli uomini: Non temete coloro che possono uccidere il vostro corpo, ma chi ha il potere di buttarvi anche nella Geenna… Paura della morte: Gesù ha vinto la morte.

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3 – COME SUPERARE LA PAURA
DI DIO
“Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì. (Gen. 3,21)
Dio mi riveste della pelle dell’Agnello, Gesù. Gesù è misericordia. Non Temere!”

DEGLI UOMINI
La comunione con Dio mi fa ritornare all’adorazione di Dio e alla gioia- fierezza di testimoniarlo ovunque. La comunione con Lui mi fa cogliere la vera essenza della creazione, dell’altro come dono di Dio.

DELLA MORTE
Gesù ha vinto la morte. Quando siamo stati partoriti alla terra, la mamma non mancava. Era lì che ci partoriva per mostrarci a papà. Perché pensare che Chi mi partorisce alla vita di Dio, Gesù non sia lì nel momento della morte per partorirmi al cielo e mostrarmi a Papà Dio?

“Ecco tuo figlio, Padre. Tu me l’hai dato. Io te lo riconsegno. Non è andato perduto.” (Gv 17)

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SVOLGIMENTO DEI VARI PUNTI DELLO SCHEMA

1 – La Paura

“Ho udito il tuo passo in giardino: ho avuto paura” (Gen. 3,10) Quando, dove, come e perché nasce la paura nell’uomo? Nasce nel giardino dell’Eden. Il luogo della originaria bellezza, il luogo della comunione, dell’amore, dell’estasi della creatura del proprio Creatore, il luogo della pienezza, del perfetto compimento, il luogo dove “stare insieme” è per Adamo un grido di gioia: “E’ carne della mia carne, e osso delle mie ossa.” In altre parole Adamo dice a Dio: “Che creatura meravigliosa, Signore, mi hai messo accanto! La chiamerò donna.”

Anche noi possiamo provare la gioia dell’altro: il nostro uomo, la nostra donna. Può essere una vera FESTA, ma nel nostro di giardino, quando amiamo, abbiamo paura che tutto finisca. Ci sentiamo attaccati dentro e fuori da tante insidie, inquietudini. E in queste nostre irrequietezze si insinuano molti falsi profeti, i venditori di separazione.

Nel giardino dell’Eden, dove tutto era originario e bello, qualcosa è andato a male lo stesso, ma sappiamo anche perché: perché Adamo ed Eva hanno accolto il venditore di separazione e si sono trovati separati dalla comunione con Dio e separati tra loro. Il Bugiardo e Omicida sin dall’inizio, come dice la scrittura, li inganna e li uccide proprio nell’amore e fiducia in Dio, e viene a mancare loro la gioia di camminare insieme a Lui.

Quando noi abbiamo fiducia di qualcuno, camminiamo volentieri assieme a lui per le strade della città, delle nostre vacanze. Ovunque. Se non ci fidiamo più di lui, a ragione o a torto, non andiamo più a fare un giro insieme neppure in cortile. Se ne sentissimo i passi dietro l’angolo, cambieremmo addirittura strada.

Adamo ed Eva quando sentono i passi di Dio in giardino cambiano strada.

Hanno paura. In realtà, credo che la loro paura non stesse tanto nell’udire i passi di Dio, ma nella loro perduta capacità di riconoscerli nel cuore e di gioirne . Hanno paura del sentirsi privi di un qualcosa che prima avevano e che dava il gusto di tutto, il senso di tutto. Ora che più che mai hanno bisogno di Dio Papà che li tolga da una brutta situazione, si rendono invece conto di non avere più il gusto di raccontargli le cose, di essere famiglia con lui. Dev’essere stata un’esperienza drammatica. Tutto era nuovo nel giardino dell’Eden, quindi anche questo loro senso di privazione, anche la paura del loro senso di privazione, e la paura della paura del loro senso di privazione.Dev’essere stata una vera e propria esplosione atomica nella vita dell’anima e del corpo. Panico. Non rimaneva che scappare da quell’inferno.

Ci provano e vanno a nascondersi. Ma l’inferno ce l’hanno ormai dentro.

Cercheranno di toglierselo di dosso, ma per quanti tentativi facciano, riescono solo a mascherarlo con delle povere foglie di fico, povere in ogni tempo e stagione e la loro esplosione atomica di “nudità” in nudità avrebbe raggiunto anche tutti noi attraverso i secoli.

“Che colpa ne avevano?” (mi son sentita dire ultimamente). “Se non conoscevano il male? Come potevano evitarlo?” E’ vero, non conoscevano il male, ma conoscevano il Bene con la B maiuscola. Conoscevano Dio-Amore che cammina e si intratteneva con loro alla brezza del giorno. Manca forse qualcosa a Dio-Amore che si intrattiene con te, per farti girare lo sguardo altrove? E perché Adamo ed Eva hanno cercato altrove? In questa riflessione non cerco di colpevolizzare i nostri progenitori, ma di capire con la Scrittura, come è nata la paura nel loro cuore e come l’uomo ancora oggi la accoglie, la fa crescere, ne fa nascere di nuova e che cosa dovremmo fare invece per porvi rimedio e vivere felici nella gioia di Dio che vuole intrattenersi con noi alla brezza del giorno e della notte e di ogni tempo.

Dio, da sempre, fa camminare l’uomo nella sua misericordia e verità, e camminare nella misericordia e verità è di Dio. Ecco il mio desiderio in questa riflessione: percorrere tutta la Misericordia e verità che Egli ci offre e non avere più paura. Questa infatti è la volontà del Padre: “Che la nostra gioia sia piena”.

E la gioia piena non è raggiunta solo vivendo l’aspetto misericordia di Dio, ma vivendo tutto Dio, così come Egli si rivela all’uomo. Dio si rivela anche Verità. Quindi noi nel nostro vivere nello spirito non sottovaluteremo l’aspetto verità a vantaggio della misericordia e viceversa, ma daremo ad entrambe lo spazio che Dio stesso vuole dare ad entrambe, secondo il Suo Spirito. A questo proposito ci ricorda un padre della Chiesa, San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) che “la misericordia senza verità è bonarietà sciocca e incapace di fornire stimoli vitali a chi ne è oggetto”. E “la verità senza misericordia è severità fredda di chi nello zelo per le idee è incapace di riconoscere le persone.” E Dio, Misericordia e Verità, riconosce così tanto le persone di Adamo ed Eva che, (Misericordia), le aiuta immediatamente ad uscire dal loro stato di “nudità”, perché (Verità) la nudità le fa scappare ulteriormente dalla vita di Dio. Dio confeziona loro tuniche di pelli, dice la scrittura e dona loro suo Figlio, ” la pelle di Dio”, l’Agnello immolato. Se così ha fatto Dio, non c’è altro da fare neppure per me, anche in questa riflessione.

Misericordia e verità. “Nessuno di questi principi può vivere per se stesso.” dice ancora Bernardo di Chiaravalle, pur sapendo che “la loro integrazione è estremamente problematica”, perché “la conciliazione degli opposti non è la loro somma; implica invece una rinuncia all’assolutezza di ciascuno di essi, una disponibilità spesso lacerante.Solo così potranno davvero essere vissuti in maniera unitaria e liberante.” Un principio non può fare senza l’altro. Dio è sempre Misericordia, anche nella verità, ed è sempre Verità anche nella misericordia. E credo che Dio mi dica anche che Egli non ha bisogno del mio peccato per essere Misericordia e che non ha bisogno della mia menzogna per essere Verità. Egli è Misericordia e Verità sempre. E’ l’avvocato che ha bisogno dei miei litigi per fare l’avvocato; il medico delle mie malattie per fare il medico, gli insegnanti della mia ignoranza per fare gli insegnanti, ma Dio è sempre Dio. Non ha bisogno di me per esserlo. E’ sempre verità. E’ sempre misericordia e la sua misericordia si esprime in me anche se non vivo in peccato!

Dio si dona “tutto intero” all’uomo e la Sua parola mi conferma che Dio può riversarsi maggiormente nell’uomo proprio quando l’uomo gli fa spazio lasciando il suo peccato e lo fa entrare. Dio può essere maggiormente misericordia in me quando accolgo la sua grazia e cerco di non peccare più.

Può essere maggiormente verità in me quando accolgo la sua grazia e cerco di camminare nella verità. “Io sto alla porta e busso. Se uno mi apre, io entro.” Dice Gesù. E da che grazia è grazia per aprire La porta a Gesù si gira le spalle a tutto ciò che non è Gesù. Altrimenti, Dio continuerà è vero, ad inondarmi col suo amore, bussando alla mia porta, ma non mi lascerò inondare, non aprendo la mia porta. Come dice che LA BUONA PIOGGIA di DIO CONTINUERA’ A SCENDERE, MA IO NON MI BAGNERO’ PERCHE’ ME NE STO AL RIPARO DA ESSA. Noi ci siamo abituati, purtroppo, a RIPARARCI DA DIO, o a prendere da lui quello che ci piace di più, MA SE SOLO CONOSCESSIMO IL DONO DI DIO!

Adamo ed Eva CONOSCEVANO IL DONO DI DIO e l’avevano amato. Scopertisi incapaci di amarlo ancora, hanno paura e scappano. Non gioiranno più di niente altro, né della creazione di Dio, che non darà loro più frutti buoni, (dovranno lavorare DURAMENTE per averli), né l’uno dell’altro. Alla tavola del serpente, quindi, non hanno fatto un peccato che ATTIRA le ire di Dio, ma un peccato che ATTIRA la separazione da Lui. Non hanno mangiato un frutto BUONO della creazione divina, (materialmente sì) ma il frutto CATTIVO della MALIZIA di satana, la sua separazione da Dio, nascosta dietro il frutto di Dio; nascosta nell’intenzione del serpente. Succederà sempre la stessa cosa anche nella nostra storia spirituale. Al serpente interessa solo adescarci con i buoni frutti di Dio, per darci la morte. Chissà se Dio aveva impedito ai nostri Progenitori di mangiarne sapendo che proprio quel frutto sarebbe stato loro offerto dal serpente per farli morire. Un po’ come facciamo noi mamme coi nostri bambini che non conoscono ancora il bene e il male e vietiamo loro di mettere le dita nella presa della corrente. Non stiamo lì a spiegare chissà che cosa. Diciamo solo che si farebbero molto male e basta.

Poi arriva qualcuno che dice: “La tua mamma ti impedisce di fare esperienza di corrente elettrica perché sa che mettendo le dita lì dentro conosceresti in realtà tutto quello che lei conosce in fatto di corrente elettrica: conosceresti anche tu il bene e il male della corrente che tua mamma conosce. ” Bugiardo delle mezze verità! La mamma conosce il bene e il male della corrente elettrica, ma sa dominarla, il suo piccolo invece la subirebbe sulla sua pelle saltando all’aria. L’intera verità è che tu, bugiardo, vuoi fargli perdere la vita che suo Papà gli ha dato.

Adamo ed Eva diventano curiosi di conoscere quello che Dio sa, chi prima chi dopo, non vogliono più tenere conto di quello che Dio ha già fatto loro conoscere e per la loro gioia piena. Si lasciano adescare dal serpente.

Vogliono fare esperienza del “fai da te” del maligno. Mangiano e si alzano da tavola, per quanto mi riguarda, già morti stecchiti, già saltati all’aria fulminati, cioè senza la vita di Dio. Saranno completamente spogli del suo piano che dà ordine e un’armonia a tutta la creazione. Nell’ordine delle cose, c’è il senso delle cose, infatti. E’ così anche nella nostra vita di ogni giorno. Le pentole sono in cucina, non in bagno, perché ha senso che siano in cucina dove mi servono per cucinare. Le pentole inoltre hanno senso per se stesse, anche se le collocassi in bagno, io le saprei riconoscere sempre, perché il loro significato di pentole rimane in me.

Adamo ed Eva, invece, ascoltando il serpente, non solo hanno messo se stessi fuori posto rispetto all’ordine di Dio, ma hanno perso anche il senso di se stessi e di ogni creatura rispetto all’ordine di Dio. Nell’ordine di Dio, Adamo dava un nome a tutte le sue creature secondo il loro essere profondo, dice la Scrittura. Le vedeva, le capiva, ne gioiva con il suo Creatore che passeggiava con lui in giardino, ora invece se ne lamenta: “La donna che mi hai messo accanto mi ha dato da mangiare del frutto proibito.” Come dire:”Mi ha imbrogliato. Tutto quello che mi sta capitando di brutto è colpa sua, ma anche quello che io faccio di brutto è colpa sua! Non capisco più questa donna.”

“Non solo ha messo le pentole fuori posto, ma io non so più cosa significhino le “pentole”.

Adamo non riflette più sulle sue azioni, non le riconosce come sue e ne scarica la responsabilità sugli altri. Anche oggi, rotto l’ordine ci si trova nel disordine . Nel disordine materiale non si trovano più le cose al loro posto. Lo vediamo ogni giorno a casa nostra. Così, nel disordine interiore si perde il senso più profondo di noi stessi e degli altri. Ci si accusa di essere qualcosa di diverso da quello che ci aspettavamo. Non siamo più “pentole” gli uni per gli altri, cioè portatori di significato gli uni per gli altri e, nella perdita di senso, non solo ci si accusa, ma anche non ci si perdona. Scarichiamo anche noi le nostre responsabilità sugli altri.

Io sarei più felice se mio marito fosse più ordinato. Io sarei più felice se mia moglie brontolasse di meno. Io sarei diverso se lei fosse diversa. Io ho cercato l’altra perché lei mi trascurava. Io lo trascuravo perché lui ha cercato l’altra. Separazione . In realtà la separazione è già dentro di noi, perché già accolta quando vogliamo vivere in proprio ciò che per natura sua ha vita solo nella comunione. Il gustare i buoni frutti di Dio senza Dio non fa famiglia con lui. Dio invece ci ha creato per fare famiglia con Lui. Dio è Famiglia. Fuori da Dio-Famiglia è voler amare fuori dall’amore .

Ma Dio continua a cercarci: “Uomo dove sei?” E continua a dialogare con noi.

“Perché ti sei accorto di essere nudo?” Non dialoga invece col serpente. Ad Adamo chiede che cosa ha fatto, ad Eva perché l’ha fatto. Al serpente non chiede proprio nulla. Afferma solamente la sua condanna. E’ tutto.

Dio papà vuole fare riflettere noi sulle nostre azioni e ci educa. Non fa riflettere il maligno sulle sue azioni, perché il Maligno è bugiardo e omicida sin da principio, cioè per sua essenza e, un bugiardo e omicida sin dall’inizio, non può essere educato né alla verità né alla vita. Se Dio non dialoga col Maligno, non dobbiamo farlo noi, perché non ce ne verrà nulla di buono. Solo la nostra morte spirituale e, dalla morte spirituale, è entrata nel mondo ogni malattia e la morte fisica.

Cosa vuol dire dialogare col Maligno oggi? Vuol dire ascoltare le sue seduzioni e servirle. Vuol dire venire a compromessi con i suoi frutti di separazione mascherati da frutti di Dio.

Quante filosofie e organizzazioni oggi mi offrono i buoni frutti di Dio per separarmi in realtà da Dio, per rendermi indipendente da Lui. In molti ne sono affascinati. Queste correnti ci parlano di forza, di energia, di armonia universale, di autocontrollo, di self confidence, di autoguarigione da malattie e paure con la sola energia dell’uomo. Se fai questo diventerai padrone della tua vita. Basta seguire le loro istruzioni per l’uso. Credere in quello che dicono e fare quello che dicono, a pagamento, naturalmente.

Chi ci è passato si ritrova presto confuso e come paralizzato, incapace in realtà di determinarsi profondamente per se stesso e accogliere ancora Dio fattosi Uomo per la sua salvezza di uomo.

Qualcuno obbietta che non è male fare scoprire all’uomo tutte le sue possibilità umane di crescita e che Gesù stesso le ha valorizzare mettendole sempre al centro. E’ vero, molti sono i doni di Dio che l’uomo scopre e riscopre in se stesso, ma un conto è viverli con Dio, datore dei doni, e un altro conto è viverli con il Serpente ladro dei doni. E’ vero anche che Gesù ha messo al centro l’uomo ma per servirlo, non per servirsene , e lo ha invitato apertamente a farsi servire da lui, per essere Famiglia con lui, non separato da lui. A Pietro che gli diceva: “Non mi lascerò mai lavare i piedi da te”, Gesù ha risposto: “Se non ti lascerai lavare i piedi da me, non avrai parte con me nel mio regno.” Le filosofie di cui sopra, invece, esaltano le capacità dell’uomo, ma solo per servirsi dell’uomo. Di Gesù, figlio di Dio, fattosi Uomo per camminare con l’uomo, sparisce ogni traccia.

Dio si riduce ad un’idea intellettuale come tante altre, una energia dell’universo. Queste organizzazioni e filosofie si appropriano in realtà dei buoni frutti di Dio, per fare perdere all’uomo il vero volto di Dio, quello rivelatoci da Gesù. Si appropriano dei buoni frutti di Dio per darci in realtà in veleno soporifero del serpente che ci fa perdere il senso profondo di noi stessi e di ogni cosa. Se voglio usare bene una lavatrice consulterò il manuale di istruzioni di chi l’ha costruita, non il primo che passa. Così è per tutto ciò che mi riguarda. Prendiamo il nostro corpo: è un dono di Dio, eppure in quanti ce lo vogliono offrire senza le istruzioni di Dio! La nostra sessualità è dono di Dio, la nostra capacità di amare è dono di Dio, la nostra libertà è dono di Dio, ma quante seduzioni, teorie e filosofie per farci vivere la sessualità, l’amore, la libertà fuori dall’ordine di Dio!

Dio è libertà e si determina solo per il bene , eppure in molti, anche fra i cristiani, si dichiarano liberi solo quando scelgono di abbandonarsi a tutte le loro emozioni, senza riflettere se fanno vivere Dio o se allontanano da Dio. “Va e non peccare più” ha detto Gesù alla donna che ha salvato dalla lapidazione.

Non si pensa abbastanza che la libertà esercitata come dono di Dio fa scegliere sempre ciò che è di Dio. Se esercitata dalle mani del maligno, fa scegliere sempre ciò che è del maligno e ci schiavizza. Se la libertà, per essere tale, vantasse il diritto di poter fare tutto ciò che vuole, anche il male, allora in Paradiso non ci sarebbe più libertà, perché in Paradiso nessuno fa il male. E poiché in Paradiso nessuno fa il male, saremo allora tutti intrappolati in una schiavitù eterna che non ci permette più di scegliere quello che vogliamo? Sappiamo da Gesù che non è così: “Se conoscessimo il dono di Dio.”

Dio mi vuole libera della sua libertà, per questo mi aiuta sempre a scegliere il bene . Sennò mi aiuterebbe anche a scegliere il male. Il suo Santo Spirito mi “convince quanto al peccato” per tirarmi fuori dal peccato, non per darmi la libertà di farlo. Tutto ciò che in me è energia e vita, è dono di Dio per vivere lui che è Vita, non per allontanarmene. “Se tu conoscessi il dono di Dio”, ha detto Gesù alla Samaritana, “saresti tu stessa a chiedere da bere a me, non io a te”. Il dono di Dio, infatti, è riconoscere che Dio è l’Acqua migliore e ce la vuole dare; che la sua acqua non ci fa più avere sete; che la sua libertà ci libera davvero dall’arsura di ogni schiavitù. Per vivere tutto questo è importante accogliere questo dono di Dio e viverlo con lui. “Se tu conoscessi il dono di Dio.Gabriella, Marco, Fabio, Eraldo, Sulamita, Giuseppe, Vanna.” dice Gesù ad ognuno di noi.

2 – Tipi di paura:

a. Paura di Dio. b.Paura degli uomini. c.Paura della morte Da quanto già detto, vediamo che “non si può servire a due padroni”. O si serve Dio o il diavolo. O la luce o le tenebre. I chiaroscuro dello spirito non hanno mai illuminato nessuno. Come nella realtà, proiettano sola mente delle lunghe ombre su tutto ciò che ci circonda, distorcendola e non ci permettono di riconoscere né Dio, né gli altri come dono di Dio.

Dal dialogare col maligno, ci dice mamma Eva, perdiamo proprio tutto e da qui nascono tutte le paure; non solo la paura di Dio, ma anche la paura degli uomini, cioè degli altri, delle circostanze della vita, del vivere insieme e la paura delle malattie e della morte. Se corriamo da Papà Dio, ogni volta che ci sentiamo tentati e gli chiediamo liberazione dal male, tutto diventa più facile. “Non permettere, Padre, che la tentazione ci travolga, ma liberaci dal male” ci ha insegnato a pregare Gesù.

3 – Come superare la paura

(a. di Dio)

Se la paura nasce dalla rottura della comunione con Dio, si supera la paura “riaggiustando” la comunione con Dio. Se mi si allaga la cucina per un rubinetto guasto, come mi è successo in questi giorni, riparo il rubinetto guasto e la cucina non si allagherà più. La mia nudità di Dio si risolve solo rivestendomi di Dio. Non c’è un’altra strada. Rivestita di Dio posso continuare a mangiare dei frutti del giardino di Dio direttamente dalle sue mani di amore, senza soccombere ai pirati dello spirito che mi ingannano portandomi via tutto. Ne potrò mangiare e dare anche agli altri, ma solo nella logica della pienezza e della vita. Perché, se mangiando il frutto dell’albero, Adamo ed Eva hanno mangiato in realtà la separazione del serpente da Dio, alla stessa stregua, quello che in realtà noi comunichiamo rimanendo nel disegno di Dio è la vita stessa di Dio. La comunione condivisa dà comunione . Se sei grano dai frutti di grano, se sei zizzania dai frutti di zizzania.

Quali semi faccio crescere adesso dentro di me? Quali frutti sto mangiando e condividendo con chi mi sta accanto ora? E’ importante pensarci. Lo Spirito di Dio vuole farci riflettere. Dio ci educa. Come mi rivesto di Dio? Nel giardino dell’Eden Dio riveste Adamo ed Eva di tuniche di pelli. Nel giardino della redenzione Dio mi riveste della pelle dell’Agnello. Rivestita di Gesù, non ho più paura della mia povertà, perché ho tutta la sua ricchezza, ho tutta la sua forza, tutto il suo coraggio, tutta la fierezza di cui ho bisogno per rimanere nella vita, perché Gesù ristabilisce in me la comunione, quindi la vita.

Dio Padre stesso mi dona la pelle dell’Agnello suo Figlio Gesù e Gesù stesso si dona come Agnello al Padre per me, ogni giorno, sull’altare della mia vita, della mia chiesa, sull’altare di tutta la Terra perché io sia rivestita di Dio e rimanga in comunione con lui. Sentiamo come Gesù si offre al Padre per me, per te sull’altare della mia vita. Io chiamo la preghiera che segue: “La messa di Gesù”.

La Messa di Gesù. (vedi capitolo 17 Vangelo di Giovanni) Cerco di personalizzare quello che dice Gesù al Padre, perché Gesù ha realmente fatto e fa questa preghiera per me personalmente, Ognuno di noi può personalizzarla.

“Così parlò Gesù.. Alzati gli occhi al cielo disse: “Padre è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Perché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché Egli dia la vita eterna a Gabriella che gli hai dato. Ho fatto conoscere il tuo nome a Gabriella che mi hai dato dal mondo. Era tua e l’hai data a me e lei ha osservato la tua parola. Ora Gabriella sa che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a lei. Lei le ha accolte e sa veramente che sono uscito da te e ha creduto che tu mi hai mandato.Io prego per lei, non prego per il mondo, ma per colei che mi hai dato, perché è tua. Padre Santo, custodisci nel tuo nome Gabriella che mi hai dato perché sia una cosa sola come noi siamo uno. Abbia in se stessa la pienezza della mia gioia. Chiedo che tu la custodisca dal maligno. Consacrala nella verità.

Per lei io consacro me stesso. Non prego solo per lei, ma anche per quelli che per la sua parola crederanno in me, perché tutti siano una cosa sola.perché siano perfetti nell’unità.Siano con me dove io sono. Contemplino la mia gloria. L’amore col quale mi hai amato sia in essi ed io in loro.”

Questa è la Messa di Gesù. E’ per me, per te, per ognuno di noi. Leggendo il Capitolo 17 di Giovanni vedo che Gesù ha parlato bene dei suoi discepoli al Padre, eppure sapeva che tutti, chi più chi meno, l’avrebbe tradito e abbandonato subito dopo questa preghiera. Gesù parla bene di me, di noi al Padre, perché ci vede con il “sogno del Padre”. Il Padre vuole per noi tutto questo e la preghiera di Gesù vuole la stessa cosa, ecco perché il Padre sempre l’ascolta.

Gesù “dice bene” delle persone per cui prega. Dice il Bene, dice se stesso.

Si dona, dunque. Fa comunione con noi. Nella sua messa noi diventiamo la preghiera di Gesù e poiché il Padre sempre l’ascolta, noi veniamo sempre ascoltati dal Padre, cioè esauditi. Se siamo esauditi, grazie a Gesù, non possiamo più avere paura. Inoltre la preghiera di Gesù dura nel tempo e va oltre il tempo. E’ preghiera eterna. Poiché la sua preghiera è eterna, la sua preghiera “è”, anche adesso, ora, proprio per me. Ogni giorno alla messa io trovo Gesù, preghiera al Padre per me e con me, perché io sia esaudita dal Padre suo. Andando così all’altare di Dio, non possiamo più avere paura di Dio. Con la comunione, la paura di Dio lascia il posto al timore di Dio, cioè all’adorazione profonda di lui. “Io sto alla porta e busso, chi mi accoglie io faccio tenda presso di lui, ceno con lui.” Nella sua tenda non c ‘è più paura per la propria colpa, ma solo fiducia e un sacro timore di Dio che ci fa crescere nel totale abbandono in Lui. Io sono povera, per questo lui diventa la mia ricchezza. Io sono debole per questo lui è la mia forza.

Io ho paura, per questo è lui è la mia pace.

Patty Gallagher, uno di quei trenta tra ragazzi e professori dell’Università di Duquesne che parteciparono a quell’ormai famoso week-end di preghiera che diede inizio al Rinnovamento Cattolico, dice che , investita della potenza di Dio si è trovata buttata a terra e piena di timore e tremore davanti alla Presenza dell’Altissimo che si manifestava a lei, e allo stesso tempo si sentiva avvolta dal suo amore incontenibile. Non riusciva a dire altro che:”

Voglio morire, voglio morire”, eppure si sentiva amata e amante del Signore suo Dio da voler vivere solo per lui. Morire e vivere. Morire di amore e vivere di amore . La sua gioia era così grande da temere di non riuscire più a contenerla. Ma lo straordinario per me era che sentiva anche il bisogno di dire incessantemente: “Padre, io voglio quello che tu vuoi. Padre, io voglio quello che tu vuoi.” Meraviglioso!!! Ecco l’esaudimento della preghiera di Gesù: Patty era stata ricondotta all’unità con Dio. Si sentiva uno con il Padre, una sola volontà con il Padre! (Bellissima la testimonianza di alcuni di loro nel libro di Patty: “Come una nuova Pentecoste” Edizioni Ancora).

(b. Come superare la paura degli uomini) Fatta esperienza di Dio amore e della sua gloria, lei voleva solo quello che Dio voleva e non ebbe più paura di nulla, non ebbe più “paura degli uomini”, cioè del vivere, della quotidianità. Lei e gli altri, rivestiti di Spirito Santo hanno cominciato spontaneamente a testimoniare a tutti le meraviglie di Dio, la sua potenza, la sua misericordia, il suo amore e Dio accompagnava la loro testimonianza con guarigioni, miracoli e prodigi, come per gli Apostoli nella Pentecoste, perché Dio è Dio e si manifesta sempre nella sua Parola, nella comunione.

“Chi crede in me ha la vita eterna.” La vita eterna è questa: “Che conoscano te, Padre, e colui che hai mandato.” Noi stiamo già vivendo l’eternità, quindi, perché stiamo già vivendo Gesù. La misuriamo, “spezzettiamo” con i nostri orologi, con le nostre azioni, i nostri piccoli pensieri, perché non siamo capaci di abbracciarla tutta, contenerla tutta, pensarla tutta, ma la stiamo già vivendo, perché stiamo già vivendo il dono di Dio, Gesù. Siamo incapaci di coglierlo in tutta la sua profondità eterna, perché siamo creature limitate, ma Dio ci fa vivere di Sé già ora in un modo che va oltre le barriere del tempo, dei nostri orologi, delle nostre azioni e dei nostri stessi pensieri.

Patty Gallagher e i suoi amici si affidavano completamente al Signore e agivano. Coglievano la realtà con altri occhi, quelli del Risorto, quelli di Dio. Imparavano a vivere di fede, come dice Paolo in Ebrei capitolo 11: “La fede è un modo di possedere già le cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono”. Quando mi sento povera di tutto, lo dico ai miei amici del gruppo di Gesù, i suoi discepoli, perché mi aiutino. Quando mi sento povera nella fede vado da Tommaso, perché guarito nella fede. Quando ho bisogno di fortezza vado da Pietro diventato roccia di Dio.Quando ho bisogno di limpidezza, vada da Natanaele, il cui cuore era senza inganno.

Essi mi conducono da Gesù, responsabile del gruppo, e mi lascio “rivestire della sua pelle”, pelle dell’Agnello e non ho più paura, perché rivestita di lui ho la benedizione del Padre.

(c. Come superare la paura della morte)

Il responsabile del gruppo, Gesù, ha vinto la mia morte e Papà-Dio che ci cerca, per darci la veste nuova, è lo stesso Papà che ci sta accanto nell’ ora della nostra morte, nell’ora della nostra nascita al cielo.

Quando siamo nati a questa terra c’era tutta la famigli ad attenderci, il papà, la zia, la nonna, il fratellino più grande, l’amica della mamma.e vuoi che quando nascerai al cielo non ci sia tutta la famiglia di Dio per proteggerti e accoglierti in cielo? Pensa solo questo: “La mia mamma, dov’era quando stavo nascendo? Non poteva che essere lì a partorirmi per noi mostrarmi a papà” Così, quando nascerai al cielo, Gesù ti partorisce alla vita di Dio su questa terra, sarà proprio lì a partorirti alla vita di Dio in cielo e a mostrarti a Papà Dio. “Ecco, Padre, Gabriella. Tu me l’hai data ed io te la riconsegno. Non è andata perduta.”

Qualcuno potrebbe farsi triste e pensare: “Quando sono nato io non c’era una famiglia ad attendermi.E mia madre non mi ha voluto”. Allora io dico a questo fratello triste o a questa sorella triste quello che il Signore ci dice in Isaia. “Quand’anche una madre si dimenticasse del suo bambino, (quindi quand’anche non amasse il suo bambino), io non lo dimenticherò mai”.

Se è valido questo, per quanto riguarda una madre che si dimentica della sua creatura, non sarà valido anche per quanto riguarda il padre che si dimentica della sua creatura, la nonna che si dimentica, la famiglia intera che si dimentica di quella creatura?

Gesù non ti dimentica e già da ora ti partorisce alla vita eterna qui e ti mostra al Padre. Non lo farà alla morte del tuo corpo? Non sarà lì a partorirti alla vita del cielo e a mostrarti a Papà Dio? Non aver paura. Non sei più solo. Gesù sarà proprio lì a partorirti al cielo per la gioia del Padre che non ti ha mai dimenticato. Amen!

Gabriella Tescaro