San Francesco di Assisi il primo stigmatizzato di cui si ha notizia

Il fenomeno mistico delle stigmate è uno degli eventi più sorprendenti nelle vite dei santi. Sia per il loro carattere particolarmente cruento, sia per il richiamo immediato che suggeriscono verso la figura di Cristo crocifisso.
Nel corso della storia si sono riscontrati più di trecento casi di persone stigmatizzate (alcuni molto recenti come S. Gemma Galgani, Teresa Neumann, Padre Pio). Di questa però, solo una piccola percentuale è stata canonizzata dalla Chiesa.
In che cosa consistono esattamente le stigmate?
Sono spontanee apparizioni di piaghe sanguinanti in determinate parti del corpo. Possono essere permanenti o periodiche. Spesso sono accompagnate da forti dolori fisici e da patimenti morali.
Il primo stigmatizzato della storia di cui si hanno le prove è anche il caso più famoso: S. Francesco d’Assisi.
Nacque nel 1182 ad Assisi, figlio di un ricco mercante, Pietro Bernardone. Il suo desiderio era di diventare cavaliere, essendo attratto, per indole, da tutto ciò che era grande e nobile.
Ma nostro Signore, si sa, è maestro nel confondere e capovolgere i poveri progetti umani. Infatti, in seguito a una grave malattia subita quando era prigioniero di guerra, abbandonò l’inutile vita mondana. Diede tutto ciò che possedeva ai poveri e intraprese la via dell’ascetismo più rigoroso.
Presto la sua predicazione e soprattutto il suo esempio colpirono alcuni giovani di Assisi che vollero seguirlo.
Con dodici di essi si recò a Roma da papa Innocenze III, per ottenere l’approvazione ecclesiastica della sua regola di vita comunitaria, anche perché a quel tempo molti eretici si richiamavano capziosamente alla povertà radicale per contestare la Chiesa.
Così Francesco cominciò il suo apostolato con l’unico proposito di imitare Cristo nell’umiltà, nella povertà, nella predicazione dell’amore di Dio per gli uomini e tutto il creato, nella missione (partecipò alla quinta crociata nel 1219 in cui incontrò il sultano Malik Kamil per convertirlo, ma senza risultato).
Non si fece sacerdote perché non se ne riteneva degno. Rimase diacono.
A partire dal 1224, Francesco fu costantemente ammalato. Soffriva agli occhi fino quasi alla cecità, allo stomaco, alla milza e al fegato oltre ad accusare gonfiori e numerose emorragie.
Quei dolori erano per Francesco una benedizione divina, tanto da desiderarne “cento volte più gravi” se era questo il supplizio che Dio aveva scelto per lui.
Il 14 settembre 1224, festa dell’Esaltazione della Croce, sul monte della Verna, mentre Francesco era raccolto in preghiera, avvenne ciò che Tommaso da Celano (che dal 1215 fu l’amico più intimo di Francesco) ci riporta nella sua biografia del santo Vita Prima: “Ebbe da Dio una visione. Gli apparve un uomo, in forma di Serafino… confitto in croce nell’acerbo dolore della passione… Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato. Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso… Anche il lato destro era trafitto da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava”.
Francesco morì due anni più tardi, il 3 ottobre 1226 e già nel 1228 fu canonizzato da Gregorio IX.
Dunque l’episodio culmine della vita di S. Francesco fu attestato sicuramente da Tommaso, come abbiamo letto, e anche da S. Bonaventura, nella sua “Legenda Maior“.
Anche la Chiesa, pur essendo da sempre estremamente cauta nel riconoscere questi segni come miracolosi, nel caso del santo di Assisi si è sbilanciata al punto da istituire una festività speciale il 17 settembre: Festa delle Stigmate di San Francesco.
In generale, il supplizio delle stigmate è un dono grande, un favore speciale di Dio per incrementare il grado di santità sia di chi le riceve (le intense sofferenze che provocano contribuiscono enormemente a configurare l’anima a Cristo, completando quello che manca alla sua passione: Fil 3,10; Col 1,24), sia di chi ne è testimone.
Purtroppo, anche su questo straordinario fenomeno, non manca un riduttivo e semplicistico tentativo di spiegazione laicista, che tutto pretende di ridurre a suggestione psichica e ad isterismo, negando a priori qualsiasi intervento soprannaturale.
È certo che l’immaginazione occupa un grande spazio nella vita umana, ma, ci chiediamo, può essere così potente da provocare piaghe in precisi punti del corpo istantaneamente? Nessuno lo ha mai potuto dimostrare. Se fossero provocate della sola forza di volontà, perché tutti i santi che le ricevettero cercarono poi di nasconderle il più possibile?
Per di più, queste piaghe hanno un comportamento strano. Non guariscono per quanti rimedi si utilizzino; compaiono, guarda caso, solo nelle parti del corpo dove Gesù Cristo subì le ferite provocate dalla crocifissione (negli isterici ipnotizzati, dove qualcosa di simile si riesce ad ottenere, non sono così circoscritte); producono abbondanti ed inspiegabili emorragie.
È vero, comunque, che possono avere un’origine non divina. Satana può agire in questo senso, poiché il suo potere preternaturale è superiore a quello dell’uomo. Nel caso concreto, però, per smascherare l’inganno, è opportuno osservare se le sofferenze inflitte elevano l’anima verso una maggiore unione con Dio.
Il Cristianesimo dimostra ancora una volta che non può essere costretto entro angusti schemi mentali. Questi segni sono squarci sull’infinito che diventano pietre di inciampo e segni di contraddizione per chiunque non sappia o non voglia accettare l’esistenza di un Dio che si fece uomo, fu crocifisso e poi risorse.

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Bibliografia

Franco Cardini, Francesco d’Assisi, Mondadon, Milano 1989.
R Manselli, San Francesco, Bulzoni, Roma 1980
Antonio Royo Mann, Teologia della perfezione cristiana, Edizioni Paoline, VI ed., Milano 1965, pp. 1092-1101

Alberto Azzimonti – “Il Timone” n. 7, Maggio/Giugno 2000

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