Scrittori cattolici inglesi

libriScrittori e cattolici, eredi di una tradizione illustre che risale a Evelyn Waugh e Graham Greene, il grande narratore del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita. Anche nel Regno Unito di oggi non mancano dunque i credenti, spesso convertiti dall’anglicanesimo, che si cimentano nella letteratura. Alcuni, come David Lodge e Piers Paul Read, sono firme illustri, altri – come Clifford Longley, Cristina Odone, Ann Widdecombe e Iain Duncan Smith – sono giornalisti e politici che scelgono di misurarsi con la narrativa. Dalle loro penne sono usciti racconti diversissimi tra loro.
Sono «romanzi da campus» quelli di Lodge, storie ambientate in università i cui protagonisti hanno conflitti di coscienza dai risvolti umoristici; sono invece religiosi a pieno titolo quelli di Piers Paul Read, forse l’unico vero erede dei maggiori autori cattolici del secolo scorso.
La giornalista Cristina Odone ha firmato The Shrine (“Il santuario”), storia di una apparizione della Madonna ambientata in Italia e The Perfect Wife (“La moglie perfetta”), che contiene una serrata critica alla pedagogia di stampo protestante. La parlamentare Ann Widdecombe è invece autrice di The Clematis Tree (“L’albero di clematide”), sul problema dell’eutanasia, e An Act of Treachery (“Un atto di tradimento”), ambientato nella Parigi dell’occupazione nazista. All’ex leader del partito conservatore Iain Duncan Smith si deve The Devil’s Tune (“La melodia del diavolo”), un thriller su uno scandalo che coinvolge il presidente degli Stati Uniti. Secondo alcunii critici, si tratterebbe di esperimenti narrativi privi della profondità e della suggestone linguistica dei romanzi di Greene e Waugh.
Clifford Longley, il più noto commentatore religioso cattolico del Regno Unito, può essere considerato un esordiente nella narrativa. Sta lavorando a un romanzo il cui protagonista è un ateo che prende molto sul serio la religione. Per vedere se anche lui, come Piers Paul Read, potrà dirsi degno erede di Greene e Waugh bisognerà però aspettare i prossimi mesi.
«Essere cattolici vuol dire stare ai margini e osservare quello che ci circonda – spiega Piers Paul Read – ed e’ vero che l’idea di una dicotomia tra bene e male, tra il concetto di Paradiso e Inferno e di peccato originale, offrono materiale per buona letteratura».
«Se sono l’erede di Graham Greene ed Evelyn Waugh certo non ne sono consapevole – continua Read – scrivo per istinto, guidato dall’ispirazione.
Considero il mio mestiere una vocazione. Un modo di conoscere, amare e servire Dio. La mia fede ispira tutto quello che scrivo e nel fondo dei miei romanzi ci sono sempre valori cattolici».
Anche Clifford Longley, già reporter religioso del «Times» e del «Daily Telegraph», pensa che i cattolici del Regno Unito siano estranei alla cultura dominante. «La cultura britannica ha radici protestanti – ricorda – e i cattolici, dato che hanno un piede in una tradizione e uno nell’altra, sono staccati dalla cultura alla quale appartengono e della quale risultano, per loro natura, osservatori».
E il romanzo di Clifford Longley? Appartiene alla tradizione di Graham Greene, Evelyn Waugh, J.R.R. Tolkien? «Non ne sono consapevole – risponde il giornalista-narratore -, il mio libro non ignora la religione, ma del resto pochi oggi lo fanno. Senz’altro essa ha una parte importante nel mio romanzo, esattamente come nella vita».
Per Cristina Odone, vicedirettrice del settimanale «New Statesman and Society» e nota opinionista per le maggiori testate britanniche, ritrovarsi nella tradizione di Graham Greene e Evelyn Waugh è problematico. «Questi scrittori partono da punti di vista molto diversi – dice -: Greene legge il conflitto di classe alla luce della religione cattolica, Waugh prova nostalgia per un’Inghilterra che non c’è più. Essendo italiana non posso rifarmi a questa tradizione inglese, ma è vero che i miei romanzi sono stati ispirati dalla mia religiosità perché come cattolica sento in modo vivo problemi di ingiustizia sociale».
E come spiega il successo degli scrittori cattolici in Gran Bretagna? «L’inglese prova una attrazione un po’ morbosa per il cattolicesimo, che è una religione che non conosce – afferma Cristina Odone -. Ormai tutte le inchieste dimostrano che la Gran Bretagna è il Paese più ateo del mondo. I miei libri quindi parlano di un modo di vita, quello cattolico, del tutto sconosciuto ai lettori britannici. Molti sono attirati dalle regole chiare del cattolicesimo, altri dalle tradizioni, altri ancora dal fascino estetico della Messa in latino. Per questo i miei romanzi hanno suscitato tanto interesse».
A non rivendicare alcun collegamento fra la propria attività di narratrice e l’identità cattolica, acquisita con la conversione, è la parlamentare Ann Widdecombe. «Temi ispirati dal cattolicesimo come l’handicap e l’eutanasia entrano nei miei romanzi – sostiene -, ma ho sempre voluto scrivere, non si tratta di una scelta che deriva dal mio cattolicesimo. Non mi sento parte di una tradizione di scrittori cattolici, mi sento soltanto una scrittrice che è cattolica».

David Lodge: «Mi considero un umorista Ma noi “papisti” siamo tutti intellettuali» Da Londra Silvia Guzzetti «Tradizione cattolica? Senza dubbio ve n’era una e mi ci sono identificato, come giovane uomo e giovane scrittore», spiega David Lodge, narratore molto noto anche in Italia. «Proprio al “romanzo cattolico” ho dedicato, giovanissimo, la mia tesi, dimostrando come esso dipenda dalla tradizione del cattolicesimo europeo, soprattutto francese di Mauriac e Bernanos. A fine Ottocento il cattolicesimo era molto di moda nei circoli letterari.
Come Oscar Wilde, molti scrittori dell’epoca erano attratti da una fede che si contrapponeva a una società secolare e liberale. Più tardi anche anglicani come T.S.Eliot, dal punto di vista teologico e personale, erano molto vicini ai cattolici».
Secondo Lodge il cattolicesimo offriva un punto di vista interessante dal quale osservare la realta’. «Ogni situazione diventava una questione morale, e, dal punto di vista letterario, questo molto interessante – spiega Lodge -. Si tratta di una tradizione che sopravvive in Muriel Spark, la scrittrice inglese più importante dopo Greene e Waugh. La Spark usa le stesse idee di questi scrittori, ma in modo più giocoso. Insieme con Piers Paul Read, è l’unica vera erede del romanzo cattolico».
E Lodge? Non si sente uno scrittore religioso? «Scrivo in modo umoristico non apologetico – risponde – e il mio cattolicesimo è letterario, intellettuale e storico più che di natura religiosa. In gioventù la mia formazione religiosa mi ha senza dubbio offerto un osservatorio privilegiato dal quale guardare la società che mi circondava. Se ti trovi in minoranza, trai forza da questa condizione e sei in grado di definire la tua fede con maggiore chiarezza. Era eccitante, da giovane, credere in verità che la maggior parte della popolazione considerava strane o bizarre».
«Essere cattolico per uno scrittore, nel Regno Unito vuol dire ribellarsi a uno Stato secolare e protestante e autodefinirsi in contrapposizione ad esso – prosegue Lodge -. Insomma, un cattolico inglese è già per sua natura un intellettuale, perché ha un punto di vista molto critico sull società che lo circonda».
Ma secondo Lodge oggi in Gran Bretagna non esiste un vero romanzo cattolico.
«Cristina Odone, Ann Widdecombe e Iain Duncan Smith sono giornalisti e politici, non scrittori – commenta -. Può darsi che Clifford Longley, giornalista abilissimo e mente molto acuta riesca a firmare un romanzo religioso degno della tradizione cattolica dei secoli passati».

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Silvia Guzzetti

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