Senza la domenica, non possiamo vivere

domenica1. Buona domenica!
Anche se ad uno sguardo superficiale, sorelle e fratelli carissimi, questa domenica non sembra essere molto diversa da tante altre tipiche domeniche autunnali, eppure è una domenica del tutto speciale. All’inizio di questa nuova giornata, mentre le nostre città sono ancora avvolte dalla foschia mattutina e immerse nella sonnolenza festiva favorita da un irreale silenzio, sentiamo la gioia di avvicinarci, quasi in punta di piedi, a ciascuno di voi per augurare con affetto sincero: buona domenica!
Non vuole essere questo un semplice saluto, anche se sappiamo bene che questo augurio nel vostro animo si rivestirà di significati diversi e sul volto di ciascuno di voi sarà possibile leggere desideri ed emozioni differenti. Per chi è già a pronto per uscire di casa e, in tuta e scarpe da ginnastica, si sta avviando all’ appuntamento con i “soliti amici” sarà una buona domenica se le condizioni metereologiche gli permetteranno di fare footing in qualche piccola oasi di verde.

Nell’animo di chi, nonostante la giornata festiva, si sta recando al lavoro questa potrebbe essere una buona domenica se potrà ricevere assicurazioni su] suo futuro occupazionale. Per qualche mamma gia’ indaffarata tra la pulizia della casa e i fornelli della cucina, questa domenica sarà buona se si dissolveranno quei dissidi familiari i che le stanno rubando il sonno e la serenità. Per il giovane, che ha trascorso tutta la notte in discoteca e al mattino se ne ritorna stanco e assonnato a casa, questa domenica sarà buona se potrà riposare in pace, senza essere disturbato da nessuno. Per il tifoso, che segue la propria squadra in trasferta, questa sarà una buona domenica se al ritorno a casa potrà raccontare la schiacciante vittoria riportata dalla stia squadra sugli avversari. Per chi da mesi è inchiodato dalla malattia ad un letto e non distingue più i giorni festivi da quelli feriali questa potrebbe essere una buona domenica se potesse constatare che il suo organismo sta reagendo bene alle cure mediche e se potesse leggere sui volti dei suoi familiari la certezza di non essere diventato per loro un peso insopportabile. Come vorremmo che il Signore esaudisse tutti i vostri desideri e le vostre preghiere in modo che questa giornata diventi realmente una buona domenica!
Non possiamo, però, non chiederci: la “bontà” di una domenica dipende esclusivamente dalla realizzazione o meno dei nostri desideri? Che cosa rende questo giorno così diverso da tutti gli altri giorni della settimana?
2. Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso” (Sal 117, 24)
Proviamo allora, a spingerci indietro nel tempo fino all’alba di quel primo “giorno dopo il sabato” (Gv 20, 1), quando la Maddalena con passi furtivi e trepidanti si recò al sepolcro di Gesù. Grande fu la sua sorpresa quando “vide che la pietra era stata ribaltata e dal sepolcro” (Gv 20, 1). Fu assalita da una grande paura; e anziché entrare per vedere cosa fosse successo, corse a chiamare Pietro e Giovanni. Con i due Apostoli ritornò al sepolcro e vide che era vuoto. Non si diede pace. Mentre Pietro e Giovanni ritornarono a casa, lei restò immobilizzata dal dolore lì vicino al sepolcro, a piangere. E ad uno sconosciuto, che avvicinandosi le chiese perché piangesse, la Maddalena rispose hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto” (Gv 20, 13). Ma quando quell’uomo la chiamò per nome, il cuore le sobbalzò nel petto, i suoi occhi riconobbero il suo Signore e le sue braccia si incollarono ai suoi piedi per trattenerlo per sempre.

Dona ora. Grazie!

Come avrebbe mai potuto dimenticare quel giorno? Che domenica! Era rinata! Un bagliore divino aveva spazzato via l’oscurità di quella notte; la gioia aveva asciugato le sue lacrime, il desiderio di Gridare a tutti che Gesù era risorto l’aveva schiodata dal sepolcro e rilanciata sulla strada che la riportava a casa. Ma quello fu un giorno indimenticabile anche per gli Apostoli. Era ormai la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato” (Gv 20, 19), ed essi erano rimasti imprigionati dalla paura dentro casa. Quando all’improvviso venne Gesù. Mentre i loro occhi lo fissavano increduli nel loro cuore si imprimevano per sempre le sue parole: “Pace a voi! Come il Padre ha mandalo me, anch’io mando voi… Ricevete lo Spirito Santo” a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi (Gv 20, 21, 23). E’ proprio Lui, si dicevano con lo sguardo l’un l’altro! Si, la sua voce, il suo volto, ma soprattutto le mani e il costato ancor segnate dalle ferite, non lasciavano dubbi: non è un fantasma, è il Signore!

Non avevano ancora la forza di uscire di casa, ma quando venne Tommaso, che quella sera non era con loro, non potettero fare a meno di andargli incontro, esclamando pieni di gioia:
“Abbiamo visto il Signore!” (Gv 2, 25). Che domenica! Il Risorto aveva ridato vita al loro cuore e riaperto una breccia nella loro memoria: non smettevano più di ripescare dai loro ricordi qualche frase o qualche gesto compiuto da Gesù nei tre armi precedenti, che allora non erano stati del tutto compresi ma che ora acquistavano senso e forza inimmaginabile: “ti ricordi’… “; “e tu, ti ricordi… “. Le sorprese, però, non erano finite.
“In quello stesso Giorno” (l.c 24, 13), “il primo dopo il sabato” (Le 21, 1), due discepoli, tristi e sconsolati, da Gerusalemme se ne tornavano ad Emmaus. Per strada si affiancò loro uno sconosciuto con cui, per ingannare il tempo, si misero a parlare, Quell’uomo sembrava uno straniero, inconsapevole di tutto ciò che era accaduto in quei giorni a Gerusalemme. E, invece, parola dopo parola, stava riaccendendo nei loro animi la speranza, aiutandoli a ricordare quanto era scritto nella Legge e i Profeti. La gioia incominciò a scaldare i loro cuori e a brillare nei loro occhi luccicanti di commozione. “Resta qui con noi!” (Lc 24, 29): fu questa l’accorata richiesta da loro avanzata. Ed ecco che, mentre erano a tavola, quando quello sconosciuto spezzò il pane, un velo si squarciò davanti ai loro occhi e riconobbero il Signore. Il Cristo scomparve dalla loro vista; ma quanto era avvenuto era talmente straordinario che, benché tosse già sera, non esitarono un attimo a rimettersi in viaggio e a ritornare a Gerusalemme, dagli Apostoli, per gridare con tutte le loro forze “ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane’ (Lc 24, 35). Che giornata straordinaria! Avevano incontrato il Risorto!
3. Senza la domenica non possiamo vivere!”
Comprendiamo, allora, perché i cristiani hanno voluto chiamare fin dall’inizio quel ‘anonimo “primo giorno dopo il sabato” domenica cioè, giorno del Signore (Ap 1, 10). Da quel mattino di Pasqua la luce e la forza risanatrice del Risorto hanno attraversato i secoli e, di domenica in domenica, hanno proiettato i battezzati verso la “domenica senza, tramonto”: l’eternità! Così la domenica è diventata per i cristiani non un giorno di pura e semplice commemorazione del Risorto, ma un giorno donato loro dal Signore stesso. Un giorno del tutto speciale, perché vissuto da ogni comunità cristiana nella piena consapevolezza di essere stata convocata dal Cristo morto e risorto attorno alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, per ricevere da Lui la forza dello Spirito Santo e poi ritornare sulle strade della vita e annunciare ai fratelli il Vangelo della salvezza. Si è così stabilito immediatamente un legame indissociabile tra la risurrezione di Cristo e la celebrazione eucaristica domenicale.

Qualora questo intimo legame venisse indebolito o addirittura spezzato la celebrazione eucaristica rischierebbe di ridursi inevitabilmente ad un semplice rito o ad una esperienza personale emotivamente carica o ad un precetto da osservare o ad una gioiosa occasione di aggregazione sociale per celebrare le stagioni della vita. Tutt’altro! In ogni celebrazione eucaristica domenicale è richiamata in gioco l’identità e l’autenticità della nostra vita di battezzati. Infatti, nella celebrazione eucaristica, mentre “annunciamo la, morte del Signore e proclamiamo la sua risurrezione siamo rigenerati dalla forza della sua Pasqua e inviati a testimoniare in mezzo ai fratelli la gioia di appartenere al Signore, “nell’attesa della sua venuta”. Fu questa consapevolezza che portò S, Girolamo ad affermare: ” Il giorno del Signore, il giorno della risurrezione, il giorno dei Cristiani è il nostro giorno”; ed il vescovo Eusebio di Cesarea ad esclamare “ogni settimana, nella domenica del Salvatore, celebriamo la festa della nostra Pasqua”. Per questo i 49 martiri di Abitene, nell’attuale Tunisia, sorpresi durante la persecuzione di Diocleziano (304 305) a riunirsi nel giorno del Signore contravvenendo alle disposizioni dell’Imperatore andarono con coraggio incontro alla morte affannando: “Come se un cristiano potesse esistere senza celebrare l’assemblea domenicale o l’assemblea domenicale potesse esistere senza un cristiano” Ed uno di loro, un certo Emerito, che aveva ospitato gli altri cristiani nella sua casa per L. preghiera, non esitò ad esclamare: “Senza la domenica non possiamo vivere”

4. Una affascinante avventura
“Senza la domenica non possiamo vivere”: non è solo la professione di fede dei cristiani di Abbitene nel Cristo risorto che li convocava nella celebrazione domenicale. Non siamo preoccupati di riempire le chiese la domenica, ma non possiamo non lasciarci interrogare da chi, pur battezzato, non sente tuttavia più il bisogno di partecipare alla celebrazione domenicale. Vorremmo anche che tutti coloro che non hanno mai abbandonato questo incontro settimanale, tua che rischiano di viverlo con abitudinarietà e superficialità, siano come “presi per mano” dalla comunità e, attraverso la comprensione delle preghiere e dei riti, illuminati dalla Parola di Dio, siano introdotti sempre più nel Mistero, per una partecipazione “consapevole, attiva e fruttuosa” (SC 11). Desideriamo, allora, rintanarci nelle nostre, chiese, per sfuggire alla complessità della società in cui viviamo e all’impegno urgente di Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia? Tutt’altro! Perché la celebrazione eucaristica domenicale, al cui centro sta Cristo che è morto per tutti ed è diventato il Signore di tutta l’umanità, dovrà essere condotta a far crescere i fedeli, mediante l’ascolto della Parola e la comunione al corpo di Cristo così che possano poi uscire dalle mura della chiesa con un animo apostolico ` aperto alla condivisione e pronto a rendere ragione della speranza che abita i credenti (cfr. I Pt 3, 15). In tal modo la celebrazione eucaristica risulterà luogo veramente significativo dell’educazione missionaria della comunità cristiana ” (Cvmc 48). “Beato chi pone nel Signore la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 84, 6). Affidiamo questa affascinante avventura, che da oggi vivremo in comunione fra tutte le Chiese che sono in Italia, all’intercessione dei patroni della Chiesa locale di
Bari Bitonto: la Vergine Maria Odegitria, “che brilla come stella sul nostro cammino” e S. Nicola, ponte tra l’Oriente e l’Occidente”.
Buona domenica!
Messaggio di Mons. Angelo Comastri Presidente del Comitato dei Congressi Eucaristici Nazionali e di Mons. Francesco Cacucci Arcivescovo di Bari-Bitonto