Tolkien: il mito e la grazia

ring5b55dJohn Ronald Reuel Tolkien è considerato uno dei più importanti autori di letteratura del Novecento: il suo romanzo “Il Signore degli Anelli” è uno dei più venduti nel mondo.

Ma sarebbe sbagliato considerarlo solo una storia fantasy, una fiaba anche per adulti, destinata a lettori che vogliono attraverso di essa evadere dalla realtà.

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Il lettore attento scopre nel libro i grandi temi della lotta tra il bene e il male, dell’amicizia, della fedeltà spinta fino al sacrificio, della libertà, della verità, della grazia.

Per meglio comprendere il messaggio che traspare da “Il Signore degli Anelli” è sicuramente opportuno inserire l’opera all’interno della produzione letteraria di Tolkien, soprattutto con la lettura de “Lo Hobbit”
e de “Il Silmarillion”, per scoprire quella che, senza voler esagerare, si può definire una teologia, una visione della storia e della vita che il professore di Oxford ha posto alla base del suo lavoro.

E’ anche utile conoscere la vita di Tolkien, cattolico apostolico romano, come lui stesso amava definirsi, professore di filologia all’Università di Oxford, padre di quattro figli per i quali scrive fiabe e storie di hobbit, poiché molti episodi della sua vita sono significativi per comprendere la genesi delle sue opere.

Il volume di Paolo Gulisano, Tolkien: il mito e la grazi, è sicuramente utilissimo a questo scopo:
attraverso la narrazione della vita di Tolkien, si sofferma su quei temi che sono stati fonte di ispirazione per lo scrittore: l’amore per la natura e quello per le fiabe, che lo portano già adolescente a scrivere storie di elfi, l’esperienza drammatica della Guerra, dove conoscerà l’orrore della violenza, ma anche il coraggio e lo spirito di sacrificio dei soldati semplici, che sarà spunto per delineare i personaggi degli hobbit.

Nel libro di Gulisano si parla naturalmente anche dei grandi personaggi suoi contemporanei: Lewis, Williams, Chesterton.

In particolare con Lewis nacque una profonda amicizia e un sodalizio intellettuale e spirituale, che porterà Lewis alla conversione al cristianesimo.

Per trovare l’ispirazione de “Il Signore degli Anelli” si deve certamente fare riferimento ai miti nordici, alle saghe celtiche e anglo-sassoni, ma per Tolkien la fiaba è al sevizio della verità.

Egli stesso scrive ad un amico sacerdote di aver voluto realizzare un’opera in armonia con la teologia cattolica. Gulisano, basandosi proprio sulla lettere che l’autore scrive ad amici, lettori e ai suoi stessi figli (lettere che costituiscono dunque l’interpretazione autentica del romanzo) svela il messaggio e i valori che l’opera intende trasmettere.

Si parte dal grande tema della Cerca, del viaggio, tema caro a tutta la letteratura epica. Gulisano fa notare che, mentre abitualmente il viaggio è teso alla conquista di qualcosa, nell’opera di Tolkien lo scopo è quello di distruggere un oggetto prezioso così come per analogia, nella vita di ogni giorno, tra prove, tentativi, fallimenti e tentazioni, l’uomo cerca di liberarsi dal peccato.

Gli stessi protagonisti, gli hobbit, nella loro semplicità, rappresentano l’uomo comune, che combatte con le armi della fedeltà, dello spirito di sacrificio, dell’amicizia, della accettazione della propria vocazione e della fiducia nella provvidenza.

Nel trattare questi temi, Gulisano fa spesso riferimento al Silmarillion, l’opera di Tolkien che descrive la cosmogonia del mondo della Terra di Mezzo e che approfondisce le caratteristiche delle grandi stirpi che la popolano (gli elfi, i nani, gli uomini) dando un’idea chiara della visione di teologia della storia propria di Tolkien.

Nel mondo di Tolkien l’epica lotta del bene e del male è tema centrale del racconto, ma non manca mai il riferimento alla Speranza e alla Grazia, intese proprio nel loro significato cristiano.

Ed è proprio al tema della Grazia che Gulisano dedica un intero capitolo, per dare spazio a riflessioni sulla provvidenza, sull’aiuto soprannaturale che Dio concede alle creature per guidarle verso la salvezza, sulla conversione, sulla misericordia, sull’umiltà, la virtù tipica degli hobbit, che permetterà loro di portare a compimento la missione.

In conclusione, con l’auspicio che il successo della trasposizione cinematografica induca il pubblico ad accostarsi alla lettura de “Il Signore degli Anelli”, il volume di Gulisano si pone come un utile ed interessante strumento per comprendere e apprezzare ancora di più l’opera di Tolkien, e per trarne anche delle utili riflessioni spirituali.

Come ricorda Gulisano, Tolkien “amava negli hobbit la semplicità, la bontà, la capacità di sacrificio, l’assenza di violenza. E’ attraverso la nobilitazione che il lato buono prevale su quello oscuro, la bellezza sulla bruttezza crudele, la regalità sulla tirannia, la libertà sull’asservimento.
Tolkien dimostra che l’eroismo – e parimenti la santità – non è una questione per pochi eletti, ma è alla portata di tutti, per quanto piccoli, umili e insignificanti nella storia appaiano”.

Andrea Arnaldi, collaboratore di Radio Maria

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