Uguaglianza e disuguaglianza secondo il Vangelo (Bruto Maria Bruti)

uguaglianzaGesù, nella parabola dei talenti, dice che Dio è simile ad un padrone che – (…) chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità (…) – ( Mt 25,14- 15 ) .
Da queste parole del Vangelo, il Magistero della Chiesa estrae, mediante l’insegnamento dello Spirito Santo, tutta la sua dottrina sociale sul problema dell’uguaglianza e della disuguaglianza fra gli uomini. Questa dottrina viene così riassunta dal Catechismo della Chiesa Cattolica:- l’uomo, venendo al mondo, non dispone di tutto ciò che è necessario allo sviluppo della propria vita, corporale e spirituale. Ha bisogno degli altri. Si notano differenze legate all’età, alle capacità fisiche, alle attitudini intellettuali o morali, agli scambi di cui ciascuno ha potuto beneficiare, alla distribuzione delle ricchezze. I “talenti” non sono distribuiti in misura eguale.
Tali differenze rientrano nel piano di Dio, il quale vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno ” talenti ” particolari ne comunichino i benefici a coloro che ne hanno bisogno (…)-  ( Catechismo della Chiesa Cattolica n.1936 e 1937 ).
La dottrina sociale della Chiesa insegna che Dio ha voluto gli uomini uguali in certe cose e disuguali in altre.
Gli uomini sono tutti uguali fra di loro per i diritti fondamentali che nascono dall’appartenenza alla natura umana ( uguaglianza specifica ): diritto alla vita, all’onore, al lavoro, alla proprietà, alla costituzione di una famiglia, diritto alla libertà religiosa ( in materia di religione gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte del potere umano, non devono essere forzati ad agire contro le proprie coscienze e non devono essere limitati o impediti fino a quando, nell’esercizio della loro libertà, non vengono a ledere i diritti naturali degli altri uomini ).
Dall’insieme delle famiglie degli individui nascono le famiglie dei popoli – nazioni – le quali sono tutte uguali fra loro per i diritti fondamentali che nascono dall’appartenenza alla stessa natura umana: diritto all’esistenza delle nazioni e, per ogni nazione, il diritto alla propria lingua e cultura e alla propria indipendenza politica ed economica.
Per il resto tutte le disuguaglianze degli individui e dei popoli che non ledono questi diritti, le disuguaglianze derivanti dall’intelligenza, dal talento, dalla famiglia, dalla proprietà, dall’eredità, dal sesso, dall’autorità, dalla competenza, dalla tradizione, dalla patria, dall’economia, dalla cultura, dalla lingua, sono giuste e conformi all’ordine dell’Universo  ( cfr Pio XII, Radiomessaggio natalizio ai popoli del mondo del 24-12-1944 in Discorsi e radiomessaggi Vol VI, pag 239; cfr Costituzione Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo del 7 dicembre 1965, n.29; cfr Giovanni Paolo II, I diritti delle nazioni, in L’Onu diventi una famiglia di nazioni, in Avvenire 6 ottobre 1995, n.5, p.4 ).
L’uguaglianza assoluta non esiste nella natura, nella natura esistono le giuste ed armoniche disuguaglianze. L’armonia, che è l’unità nella diversità, è il modello valido per ogni costruzione sociale, essa è il fondamento del creato: l’armonia si trova sia nel macrocosmo che nel microcosmo ed è alla base degli organismi biologici.
Negli organismi l’equivalente patologico dell’uguaglianza assoluta è il cancro; il cancro è la proliferazione di un protoplasma indifferenziato che invade le strutture differenziate rendendole eguali a se stesso: con il cancro l’organismo muore per uguaglianza.
Ugualmente incompatibili con la vita sono quelle disuguaglianze che distruggono l’armonia dell’organismo: l’analogo patologico, negli organismi, delle disuguaglianze mostruose e incompatibili è costituito, per esempio, dalle malattie autoimmunitarie e dal rigetto che si ha nei trapianti.
Il Decimo comandamento dice.- non desiderare…alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo – ( Es 20,17 ).
Il decimo comandamento esige che si bandisca dal cuore umano l’invidia. L’invidia può condurre ai maggiori misfatti: è per l’invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo
( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2538).
Caino diventa omicida per invidia del fratello: il Signore avverte Caino del fatto che la sua felicità non è compromessa dalla superiorità e dai successi altrui. Caino deve essere se stesso, deve amare i suoi talenti e la condizione che nasce dalla sua capacità e dal suo ruolo.
Se non vuole cadere nel peccato deve dominare la tentazione dell’orgoglio che porta all’invidia ( cfr Gn 4,1-7; cfr La Bibbia prima lettura a cura dei Gesuiti della Civiltà Cattolica- Roma e di S. Fedele-Milano, p. 25, Edizioni Piemme, Casale Monferrato –AL- 1984 ).
L’invidia è un vizio capitale. Consiste nella tristezza che si prova davanti ai beni altrui ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2539 ). L’invidia si combatte con l’umiltà: l’umiltà è propriamente quella virtù che ci fa amare la superiorità infinita di Dio e la superiorità limitata di tutti coloro che Dio ha posto al di sopra di noi per autorità, intelligenza, ricchezza, bellezza, qualità morali, qualità familiari, eccetera. Dio, per esempio, ha voluto che padre putativo di Gesù fosse San Giuseppe il quale, anche se svolgeva il lavoro di modesto carpentiere, era Principe della Casa del re David.
L’uomo a cui Dio – (…) affidò l’incarico di proteggere la sua adorabile Umanità e la Sua Vergine Madre, era di stirpe regale ” Joseph, de domo David ” ( Luc 1,27 )
( Pio XII, allocuzione al Patriziato e alla nobiltà romana, 1958, pp.709-710 ).
Insegna il beato Papa Giovanni XXIII:- Dio volle che nella comunità dell’umano consorzio vi fosse disparità di classi, ma insieme amichevoli rapporti di equità tra le medesime ( Leone XIII). (…) La natura esige che nella civile convivenza… le classi si integrino vicendevolmente e portino, collaborando fra di loro, ad un giusto equilibrio …( Leone XIII). Chi osa quindi negare la disparità delle classi sociali, contraddice all’ordine stesso di natura
( Giovanni XXIII, Ad Petri Cathedram, 1959, in Tutte le Encicliche dei Sommi Pontefici, vol II, Dall’Oglio, Milano 1986, p.1515).
La Chiesa fa sua l’opzione preferenziale per i poveri e per i migliori. L’opzione preferenziale per i poveri – che nasce dalle opere di misericordia – sta a significare che bisogna aiutare di più coloro che hanno più bisogno di aiuto.
L’opzione preferenziale per i migliori – che nasce dal comandamento “onora il padre e la madre ” – significa che dobbiamo amare in modo speciale e cioè onorare chi è migliore di noi, come i santi e coloro che detengono una giusta autorità: onorare significa ascoltare, imitare e rispettare chi è migliore di noi.
Bruto Maria Bruti

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