Una comunità al servizio: gli zetaman

E’ un popolo di Dio che si pone al servizio dell’umanità abbandonata. Essa stessa, come comunità umana, è in una situazione di povertà e debolezza e perciò più facilmente comprende con il cuore i bisogni e i drammi quotidiani dei propri concittadini: la mancanza permanente di cibo, la povertà o assenza di strutture sanitarie, in breve la precarietà assoluta della vita. E nella sua fantasia essa riesce a dare l’unica ricchezza che ha: il servizio dei suoi membri. E ha inventato i zetaman (piccoli evangelizzatori).

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Questi zetaman sono presenti in tutte le 12 diocesi della Birmania. Esse chiedono ai loro giovani, dai 18 anni in su) di donare almeno tre anni della loro vita per un servizio alla diocesi, a disposizione del vescovo, per essere mandati in situazioni umanamente impossibili, nei villaggi, sui monti, in una povertà inimmaginabile, in mezzo a conflitti armati tra l’esercito regolare e la guerriglia tribale. Sono centinaia e centinaia questi ragazzi e ragazze che, anche pur senza una adeguata formazione professionale, svolgono un’opera sociale ed evangelizzatrice. Sono disponibili a tutto e a tutti, dai bambini agli anziani non protetti da alcuna assistenza sociale, ai malati, secondo i bisogni e le richieste della gente.

Non hanno alcun progetto proprio se non quello dell’umile servizio, l’unica ricchezza che possono offrire. Da questo non deriva loro alcun privilegio né guadagno. Una ragazza, che si ammalò nel villaggio dove era stata inviata, ritornò dalla sua famiglia per chiedere l’assistenza, si sentì rispondere: dato che sei al servizio del vescovo, chiedi a lui di provvedere quanto ti è necessario. Alcuni di questi giovani sono morti di malaria durante il loro servizio per atti di estrema generosità: avevano preferito dare la loro scorta di chinino agli ammalati invece di usarla per se stessi.

Nella loro semplicità non capiscono che essi sono gli esperti dell’evangelizzazione, perché hanno una fede dinamica e travolgente. Non meraviglia il fatto che non pochi, vinti e convinti dal loro esempio, hanno abbracciato la fede cristiana. Eppure i zetaman non sono e non fanno lavoro di catechisti e di proselitismo. Ma è tutta la chiesa in Myanmar che si fa promotrice di sviluppo umano, costituendo anche un punto necessario di riferimento e di convergenza per le agenzie di volontariato internazionali per lo sviluppo umano. >>

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Una comunità isolata
Si può capire come la comunità cristiana (cattolica e protestante) sia restata isolata dal resto del mondo dal giorno in cui la giunta militare che prese il potere nel 1962, espulse tutto il personale straniero, e allo stesso tempo pose un divieto assoluto ai suoi cittadini di espatriare. Per questa ragione Myanmar è restata un’isola per più di trent’anni, pochi sanno della sua esistenza, se non per il famoso film “Arpa Birmana”. Le ambasciate straniere presenti in Myanmar, e l’Occidente in genere non hanno mai portato alla ribalta una simile situazione. Myanmar è restato nella metà del secolo scorso il paese più dimenticato, volutamente ignorato. >>

Una comunità orante
Questa piccola chiesa, come tutte le chiese nel mondo, ha intravisto la sua missione in quei tre elementi, che per definizione sono comuni a tutto il popolo di Dio: liturgia, servizio, evangelizzazione. E’ una chiesa che della preghiera, della liturgia, e di Dio ha fatto veramente il centro e il fulcro della sua vita cristiana. Non si può capire la Chiesa in Myanmar se non ci si immerge per qualche tempo, nella vita delle comunità cristiane. Il ritmo della giornata, della settimana, del tempo, è scandito dalla preghiera di tutto il popolo di Dio. Quando il vescovo di Loikaw mi accennò del suo progetto di costruire una cattedrale nuova, perché la vecchia, costruita dai Padri del PIME, non riusciva più a contenere i fedeli, restai perplesso. Che bisogno c’è, dicevo tra me, di costruire una nuova cattedrale per quelle poche occasioni all’anno? Poi, previa autorizzazione da parte dell’autorità governativa di poter andare in quella diocesi che si trova in un’area proibita agli stranieri, ho dovuto constatare che è tutta la numerosa comunità che ogni mattina e sera è puntuale per la celebrazione all’Eucarestia quotidiana (alle 6 del mattino) e alle preghiere della sera (rosario, o altro).

Per non dire della domenica, quando ad ogni messa la cattedrale non riesce a contenere i fedeli. Questo non solo al centro della diocesi, ma lo stesso avviene in ogni parrocchia o missione. Si può dire veramente che la Chiesa in Myanmar è una comunità orante. E’ toccante vedere questo popolo che, in canti polifonici di stile orientale, esprime la preghiera di contemplazione, dà un vero contenuto alla speranza in un mondo liberato, e di grande fiducia nella Provvidenza benevola di Dio. Se non si partecipa a questa intensa pratica della preghiera, non si comprende quanto lo Spirito sta operando tra questi umili della terra. >> Sacerdoti e suore esemplari Non pochi sacerdoti vivono nella penuria di mezzi più assoluta, e sono costretti essi stessi a lavorare la terra per procurarsi il riso per gli orfani che hanno accolto nei loro orfanotrofi. Più di uno è morto di stenti e di malaria non curata perché impossibilitato a raggiungere il centro, dove vi sono le strutture sanitarie. Quello che forse manca a livello di preparazione professionale nella loro formazione spirituale e teologica è compensato largamente dalle difficoltà dell’ambiente e dalle responsabilità che sono chiamati ad assumersi.

Mai come in questo caso è vero il fatto che è l’ambiente che contribuisce in maniera determinante a plasmare la loro personalità umana, cristiana e presbiterale. Lo stesso discorso vale per le congregazioni religiose maschili e femminili. Anch’esse, decapitate di personale e private di mezzi, non solo sono sopravvissute, ma hanno avuto una rilevante fioritura di vocazioni, come avvenuto per i salesiani e le salesiane, le Suore della Riparazione, le Suore di Maria Bambina. Inoltre sono nate e continuano a svilupparsi altre congregazioni locali, fiorenti di vocazioni. Non è un fenomeno così strano, perché la Birmania, terra del Buddismo Teravada, tiene in grande considerazione la scelta radicale di vita religiosa: innumerevoli sono infatti i monasteri di monaci e monache buddiste. Anche le suore sono in prima linea per il servizio alla comunità cristiana (catechesi, scuola) e a quella largamente diseredata della società birmana e che abita ai confini, dove più gravi sono la miseria e la violenza della guerriglia. Costituiscono, in un mondo in cui prevale la legge del più forte, un raggio e un seme di umanità differente, dove non hanno senso la forza e la ricchezza, ma la donazione di se stesse ad ogni persona. >>

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La gente non conosce i fondamentali e le ragioni della dottrina del Vangelo della Vita (Flora Gualdani)

Per il dialogo interreligioso (Giovanni Paolo II)