Vivere a Berlino Est 2.0 tra profezia e realtà

Un libro che potrebbe essere una evoluzione di 1984 di Orwell con qualche aggiunta di Asimov e un po’ di Soloviev.
La pandemia di Covid ha certamente ispirato Federico Cenci nel proporci questo mondo distopico i cui capitoli in qualche modo sono in parte già realtà: telecamere ovunque, lo stato che norma le funzioni religiose, internet controllato, i media producono false notizie ma hanno incarico di battersi contro le notizie false, lo stato che ci dice cosa fare e cosa non fare, cosa dire e persino cosa non dire e come lo puoi dire.
Sbagli un aggettivo e sei scorretto. Perdi punti, come nel regime comunista cinese. Eppure siamo in una Europa nuova, la patria dei diritti, pure di quelli inventati e inesistenti che rischiano di schiantare quelli inalienabili.

In fondo i lockdown nel mondo, i morti reali e le esasperazioni giornalistiche hanno solo messo in evidenza situazioni e problemi reali.
La privacy, il controllo delle masse, l’informatica e la tecnologia che apparentemente sono ad uso e consumo delle masse e in realtà rendono le masse ad uso e consumo di chi quelle tecnologie e reti possiede.
Ogni riferimento a fatti o persone qui non è puramente casuale, ma se non è reale è perlomeno realistico. Il tutto visto, sognato o subìto dall’interno, come se Federico Cenci, l’autore, fosse lì nel pieno della distopia.
E la fantasia che percorre questo libro è inquietante e allo stesso tempo ci apre gli occhi sul bisogno immenso che abbiamo di formarci e allenarci a difendere la verità, perchè il muro di tecnoscienza, di politicamente corretto, di progresso senza valori che vuole imprigionarci ha un grande difetto, il male è un perdente, è una armata fatta di combattenti che vogliono distruggersi anche tra loro e quindi destinata a crollare. Non dobbiamo temere anche a Berlino 2.0 il muro puo’ crollare, o se non crolla si puo’ provare a scavare un tunnel, o aprire un varco oppure…..
Buona lettura, confidando fra qualche anno di poter leggere un Roma 3.0. Perchè in Europa ora comanda Berlino. Ma è solo a Roma che c’è speranza.

Paolo Botti