Voodoo nel Benin: l’ambivalenza morale degli Dei dell’Africa Occidentale

Tradizioni-africaneMarnel Breure è una pubblicista e giornalista specializzata in religione e filosofi a di vita. È l’autrice del libro La terra di Legba, sulle pratiche voodoo dell’Africa Occidentale: questo libro si basa sulle sue esperienze nella Repubblica del Benin. Dopo aver viaggio e vissuto dentro e fuori dall’Africa per oltre quindici anni, nel 2003 Marnel Breure si è trasferita a Ouidah, un centro importante per il voodoo nella Repubblica del Benin, per cercare la possibilità che il voodoo offre per penetrare nei fondamenti della cultura africana e sui modelli di pensiero e del sentire africani. Nella Repubblica del Benin, oltre il 40 per cento della popolazione crede in una antica religione africana chiamata Vodoun o voodoo. Il voodoo è arrivato nel regno del Dahomey (predecessore della repubblica corrente) dalla Nigeria nel diciassettesimo secolo.

Nel voodoo, la dea suprema è Mawu che ha generato il mondo ed ha dato le parti di esso ai suoi fi gli. Questi figli, i cosiddetti dei del voodoo, fanno gli intermediari fra gli esseri umani e Mawu. Il voodoo è una religione di mistero: il transfert delle conoscenze segrete avviene per iniziazione. Ogni divinità Voodoo ha i propri templi, sacerdoti, adepti, canti, balli, preghiere e rituali. Quasi tutta la popolazione nel sud del Benin è credente (non-iniziati). Essi vedono il voodoo come un modo di soluzione ai problemi delle loro vite quotidiane, come la disoccupazione, la sterilità, le siccità o le dispute familiare. Questi credenti hanno un ruolo attivo nel trattare con gli dei e con il soprannaturale.

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La ricerca di Marnel Breure si concentrò nel rapporto fra bene e male. Nel voodoo, i poteri possono essere usati per guarire o per distruggere. Nella cultura occidentale il lato oscuro stereotipato del voodoo è mostrato nella filmografia come morboso e terrificante. Tuttavia, non è così semplice: il voodoo è sia buono che cattivo. Questa ambivalenza morale lo distingue dal Cristianesimo che è concentrato solo sul bene. Il voodoo si adatta di più alla natura umana, perché il Male è una parte intrinseca del nostro subconscio e della nostra psiche. Trasferendosi a Ouidah, Manel Breure ha voluto imparare di più su come questa ambivalenza morale viene fuori nella vita quotidiana.

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Mentre viveva a Ouidah, Marnel Breure fece la conoscenza della divinità voodoo Legba, il più giovane figlio di Mawu che fa l’intermediario fra gli dei e gli esseri umani. Lo si può trovare agli incroci ed a guardia dell’entrata dei villaggi e dei cortili. Legba personifica l’ambivalenza. Quando può, scatena il caos e la confusione. È il dio sia della comunicazione che del malinteso. I credenti gli portano offerte ed in cambio ricevono il suo aiuto o influsso. Va ben custodito contro le irruzioni notturne nel suo tempio dei credenti che cercano il suo aiuto, perché questo può farlo infuriare e provocare devastazioni. Nel diciottesimo secolo, il re del Dahomey volle controllare il commercio di schiavi nella regione di Ouidah. Per questo motivo egli spostò Legba; là si pensava che potesse aumentare il potere del re. Il voodoo serviva chiaramente agli interessi della monarchia al potere in quel tempo.

È ironico che oggi il voodoo venga ancora usato nelle forme moderne di schiavitù, come nel caso del traffico di esseri umani. Nell’universo voodoo, tutto accade per un motivo, le coincidenze non esistono. Per esempio, una morte improvvisa potrebbe essere causata da magia nera. La magia è un modo per influenzare la realtà con un potere invisibile.

Durante il suo soggiorno in Ouidah, Marnel Breure ha scoperto che il lato oscuro del voodoo era molto più forte di quanto lei si aspettasse. Anche se in teoria la gente è libera di scegliere fra il bene ed il male, nella vita quotidiana non si riesce a sostenere questa responsabilità e si tende quindi verso il male. Marnel Breure ha sperimentato questo lei stessa quando ha chiesto ad un sacerdote voodoo di uccidere qualcuno per lei. Questo valeva sia come esperimento giornalistico che come prova dei propri confini morali. È rimasta sorpresa dall’entusiasmo dimostrato dal prete nell’aderire alla sua richiesta. Ciò le ha fatto capire come il voodoo possa trasformarsi in una specie di criminalità soprannaturale dagli effetti disastrosi.

La chiave della psicologia voodoo è la paura: timore degli dei, ma anche degli amici che sono sempre nemici potenziali. Questa paura distrugge tutta la fiducia fra la gente. Se la manipolazione è alla base di tutto e l’ambiguità morale rende irrilevante la distinzione fra bene e male, l’incertezza regna sovrana. La vita diventa invivibile. Marnel Breure se ne andò da Ouidah dopo l’incidente del furto di alcune parti del corpo di un prete voodoo dalla sua tomba sotto terra; questo evento è stata l’ultima goccia e così è ritornata in Olanda.

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Tuttavia, questo non ha significato un rifiuto del voodoo. Il voodoo gli aveva off erto una possibilità di introspezione nel subconscio, nel suo subconscio. Irrazionalità e primitivismo non sono cose che si possono trovare solo in una religione come il voodoo, ma fanno anche parte della cultura occidentale, vedi, per esempio, le partite di calcio o i siti porno. Il lato distruttivo del voodoo è allarmante, tuttavia ci sono anche un’apertura ed una tolleranza che sono molto positive. I punti di vista dogmatici o fondamentalisti non fanno parte del voodoo, come neanche l’introspezione. Il voodoo vede la religione come esterna e tende a trascurare il sé interno. Secondo Marnel Breure, questo è molto serio, poichè il sé interno è la sede del più grande potere del voodoo.

Gli occidentali sono molto più consci di questo, anche se non lo definiscono in termini di voodoo. La coscienza umana svolge un ruolo chiave nell’influenzare o manipolare la realtà. Marnel Breure crede che le donne che si fidano della forza del proprio subconscio siano meno inclini a diventare vittime dei trafficanti. Ciò non può direttamente aiutare le ragazze nigeriane e le donne vittime della tratta che si prostituiscono, ma forse offre una nuova prospettiva a chi opera nel settore antitratta specialmente alle nigeriane.