La storicità dei Re magi e della Cometa

Image by Ambroz from Pixabay

Dopo le consuete polemiche volte a sminuire o secolarizzare il significato del Natale, si verificano anche periodiche controversie riguardo ai Re Magi.

C’è chi afferma che i Re Magi potrebbero non essere mai esistiti e sarebbero un artificio letterario per avvicinare i pagani e al contempo conciliare il Vangelo con le profezie dell’Antico Testamento relative ai doni provenienti da oriente

“I re di Tarsis e delle isole portino tributi, i re di Saba e di Seba offrano doni. 11 Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti.”
 “Viva e gli sia dato oro di Arabia, si preghi sempre per lui, sia benedetto ogni giorno” (salmo 72)

“Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore. (Isaia)


Va notato innanzitutto che l’esistenza dei Re Magi non è dubbia. I Magi, astrologi-sacerdoti di origine meda e custodi dell’antica saggezza della religione mazdea riformata nel VI secolo a.C. da Zarathustra (religione tuttora esistente in Iran), esistevano effettivamente. La loro tradizione parla del Saosihans, del ‘Soccorritore’ nato da una Vergine, annunciato da una stella lucente e destinato a salvare il mondo. Queste tradizioni, riscontrabili nell’Avesta, si conobbero solo tre secoli dopo il Vangelo di Matteo, il che rende la descrizione dei Magi sorprendentemente realistica e avvalora la sua autenticità.

È noto da tempo che i Magi di Matteo non erano specificamente re, non erano necessariamente tre, e non avevano nomi precisi. Queste tradizioni emersero tra l’VIII e il XII secolo.

Le principali fonti storiche sulla conoscenza e la credenza nei confronti dei Magi includono la traslazione delle loro presunte reliquie da Milano a Colonia, voluta da Federico Barbarossa nel 1164 (‘L’antica Cappella dei Magi in Sant’Eustorgio. Ricerche d’archivio e scavo archeologico’ di Vittoria Castoldi, Stefano Cervo, Diego Veneziano e Sire Raul “Gesta Frederici Imperatoris in Italia”) , e la Leggenda Aurea del domenicano Giacomo da Varazze, vescovo di Genova alla fine del Duecento.

La tradizione afferma che i Re Magi, dopo la morte di Gesù tornarono a Gerusalemme e morirono martiri. La loro tomba fu ritrovata da Elena, la madre dell’imperatore Costantino I ‘Il Grande’.
che trasferì le salme a Costantinopoli nella chiesa di Santa Sofia.

Eustorgio, eletto vescovo di Milano nel 343 fu omaggiato da Costantino delle reliquie dei Magi.
Il racconto della traslazione narra che il carro per il peso del sarcofago sprofondò nel fango e li venne costruita la prima Basilica.

Quando l’Imperatore Federico I Barbarossa rase al suolo Milano, volle trasferire nel 1164 a Colonia le salme dei Magi insieme a quelli di SS. Nabore e Felice. Il sarcofago è enorme e risale al III-IV secolo, con dimensioni inusuali per i romani. Un cronista anglosassone, Guglielmo di Newbury, scrisse che le reliquie dei Magi vennero trovate «compatte nelle ossa e nelle nervature… e un cerchio d’oro cingeva i corpi, così da unirli l’un l’altro”. Il viaggio da Milano a Colonia lasciò per strada locande e luoghi che presero i nomi “I tre re”, “Tre Corone” e “Alla stella”. Il 24 luglio è il giorno del martirologio a loro dedicato. Per secoli si tentò di riportare le salme a Milano. Nel 1904 fu riportata solo una reliquia, posta sopra l’altare dedicato ai Re Magi all’interno della Basilica di Sant’Eustorgio. Sul finire degli anni ’80, le reliquie di Colonia furono sottoposte a esami scientifici: i tessuti sono di tre stoffe distinte, due di damasco e una di taffetà di seta, tutte di provenienza orientale e databili tra il II e il IV secolo.

Parlare dei Re Magi senza menzionare la Stella Cometa è impossibile.
Si pensava che questa stella potesse essere la cometa di Halley, ma tale cometa fu visibile solo nell’87 e poi nel 12 a.C., mentre è probabile che l’anno zero della nascita di Gesù sia compreso tra il 7 e il 4 a.C. Né gli apocrifi né Matteo parlano esplicitamente di una stella cometa.
Sappiamo che la sua diffusione si deve a Giotto, che ispirato dalla cometa di Halley vista nel 1301, dipinse l’Adorazione dei Re Magi nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

A livello astronomico, Keplero segnalò eventi rilevanti: nel 7 a.C., Giove e Saturno si congiunsero tre volte (29 maggio, 3 ottobre, 4 dicembre) nella costellazione dei Pesci, creando un effetto di straordinaria brillantezza. Anche Marte si avvicinò. Nel febbraio del 6 a.C., si registrarono altre congiunzioni astronomiche.

Testi cinesi riportano un fenomeno astrale nel 5 a.C., con una nova o supernova nelle costellazioni dell’aquila e del Capricorno, visibile per circa settanta giorni e se i Magi fossero partiti a febbraio/marzo dalla Persia, sarebbero giunti in Giudea verso la fine della primavera, anticipando la data tradizionale della nascita di Cristo. Tuttavia, i viaggi in quel periodo erano difficili e uno scostamento di qualche mese è plausibile.

In sintesi, è abbastanza certo che eventi astronomici eccezionali abbiano avuto luogo, e sappiamo con certezza che i Magi esistevano e visitarono il bambino Gesù.
Non conosciamo i dettagli, ma il succo è che anche duemila anni fa non solo i piccoli e i semplici cercavano Dio ma anche gli studiosi e tutti coloro che guardavano in alto per cercare la Verità e la Vita.

Paolo Botti

Preghiera a Sant’Artemide Zatti

La fertilità della fede (Maurizio e Paola)