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Il calo delle adozioni in Italia: una crisi silenziosa

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Foto di Bill Kasman da Pixabay

In Italia continuano a diminuire le adozioni, e le statistiche sono impietose.
Dietro i numeri, tuttavia, si nascondono storie di famiglie, desideri e attese che non trovano risposte adeguate.
Esistono ancora molte coppie che potrebbero e vorrebbero adottare. Il 60% delle coppie sposate non ha figli, ma una parte consistente di esse ha perso fiducia nell’adozione, scoraggiata dall’eccessiva burocratizzazione del sistema, dagli alti costi dell’iter, dai tempi di attesa infiniti e, in alcuni casi, dalle difficoltà poste dai tribunali dei minorenni.
Eppure, basterebbe guardare alle circa 4.000 coppie italiane che ogni anno si recano all’estero per ricorrere a procedure di fecondazione eterologa o di “maternità surrogata”. Migliaia di bambini nati attraverso pratiche che, nel caso della surrogata, sono illegali in Italia, e che, nel caso della fecondazione eterologa, portano comunque alla nascita di figli che spesso non conosceranno mai uno dei propri genitori biologici.

Una cultura dell’adozione ancora fragile
Alla base di questa crisi c’è una scarsa cultura e perfino conoscenza dell’adozione, che influenza profondamente le coppie di fronte alla scoperta della loro infertilità.
La genitorialità adottiva supera il limite del legame biologico, pur riconoscendone il valore e l’unicità.

Davanti alla sterilità biologica, il desiderio di maternità e paternità non si spegne, anzi si rafforza. Lo dimostrano la determinazione e la tenacia di quei genitori adottivi disposti a sottoporsi a lunghi colloqui con psicologi e assistenti sociali, ad affrontare attese interminabili e a cambiare radicalmente la propria vita pur di accogliere un figlio.
Tra procreazione assistita e adozione
L’adozione potrebbe rappresentare la via più naturale per diventare genitori. Tuttavia, molte famiglie scelgono prima la strada della procreazione assistita, spesso senza essere pienamente informate sui suoi limiti e sui fallimenti frequenti.
Negli ultimi anni sono nate numerose cliniche specializzate, ma si parla ancora troppo poco delle ferite emotive che tali esperienze possono lasciare, in particolare nelle donne, dopo tentativi andati a vuoto.

I numeri di una crisi
Osservando i dati, il quadro appare chiaro: il numero delle adozioni internazionali è in calo costante da oltre un decennio.
Dai 3.106 minori adottati nel 2012 si è passati a 669 nel 2020.
Il fenomeno era già in declino, ma la pandemia di COVID-19 ha rappresentato una brusca frenata da cui il sistema non si è più pienamente ripreso.
Nel 2023 si registrano 585 minorenni stranieri per i quali è stata rilasciata l’autorizzazione all’ingresso in Italia a scopo adottivo, a fronte di 478 coppie adottive.
Si tratta di numeri lontani da quelli di un tempo, che testimoniano la difficoltà di ripresa del settore.
A livello internazionale, l’India risulta il primo Paese di provenienza dei minorenni entrati in Italia a scopo adottivo, con 131 bambini (22,4%), seguita da Ungheria (97; 16,6%), Colombia (83; 14,2%), Bulgaria (37; 6,3%), Vietnam (32; 5,5%), Perù (32; 5,5%), Brasile (20; 3,4%) e Repubblica Popolare del Congo (18; 3,1%).
Nonostante le difficoltà, questi dati dimostrano che l’adozione internazionale rimane un canale essenziale di solidarietà e accoglienza, ponte tra culture e cuori.

L’adozione significa, prima di tutto, prendersi cura di un bambino abbandonato: per questo l’età non dovrebbe rappresentare un ostacolo. È importante aprirsi alla possibilità di accogliere bambini più grandi — spesso oltre gli otto anni — o gruppi di fratelli, una scelta impegnativa ma capace di generare straordinarie ricchezze affettive e umane. In Italia, inoltre, si registra un segnale positivo: sempre più famiglie adottive scelgono di accogliere bambini con bisogni speciali o con disabilità di diversa entità, offrendo loro una concreta opportunità di amore e inclusione.

Tuttavia, perché l’adozione possa davvero diventare un percorso accessibile e sostenibile, è necessario semplificare le procedure, senza però rinunciare alla prudenza nella selezione delle famiglie e alla loro adeguata formazione. Occorre ridurre i costi e potenziare il supporto formativo e psicologico, sia prima sia dopo l’adozione, affinché ogni famiglia possa affrontare questo cammino con consapevolezza, serenità e il giusto accompagnamento.

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Sportello AntiTratta

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