Modalità e presenza della presenza bengalese in Italia(2022)

Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

I dati sui titoli di soggiorno forniscono informazioni sul grado di stabilizzazione delle comunità sul territorio, in considerazione delle quote di lungosoggiornanti e di ingressi e permessi legati a motivi familiari (generalmente più sono elevate più è consolidata la presenza).

I nuovi titoli di soggiorno rilasciati nel corso del 2021 a cittadini bangladesi sono complessivamente 15.974, un numero più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, in linea con l’andamento complessivo degli ingressi. Dopo il drastico calo registrato nel 2020 a causa delle restrizioni alla mobilità introdotte a livello globale per contrastare il diffondersi del virus SARS-COV-2, nel 2021 si assiste a una generale crescita del numero di nuovi permessi, anche in ragione del provvedimento di emersione del lavoro irregolare (D.L. 34 del 2020)^16 che ha permesso la regolarizzazione di cittadini non comunitari già presenti sul territorio. La comunità bangladese si colloca in terza posizione per numero di nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2021, coprendone una quota pari al 6,6%.

I cittadini bangladesi sono entrati in Italia nel 2021 prevalentemente per motivi familiari (44% circa). Il numero di ingressi legati a tale motivazione è aumentato del 66% circa rispetto all’anno precedente. Più della metà di coloro che sono entrati per motivi familiari erano minori: 4.521, ovvero il 78,6% degli under 18 entrati durante lo stesso periodo.

Come accennato, i ricongiungimenti familiari sono un importante indicatore del grado di integrazione perché parlano del consolidamento della presenza del richiedente sul territorio in cui è residente, considerata la necessità di dimostrare il raggiungimento di determinati standard di integrazione economica e alloggiativa (disponibilità di un alloggio idoneo e di un reddito minimo) per ottenere il nulla osta al ricongiungimento. Inoltre, l’unità familiare, che è riconosciuta come diritto fondamentale nel nostro ordinamento – contribuisce a creare una stabilità socio-culturale, che è parte integrante del nuovo percorso di stabilizzazione in un Paese straniero.

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Come anticipato in apertura di capitolo, la comunità in esame risulta piuttosto coinvolta nel fenomeno dei flussi non programmati e delle migrazioni forzate. A rendere evidente tale situazione è l’elevata quota di ingressi legati a richiesta o detenzione di una forma di protezione, che raggiungono il 30,8%: circa un sesto dei nuovi permessi legati a tale motivazione durante il 2021 riguarda cittadini bangladesi. Il Bangladesh è infatti il secondo Paese di provenienza di titolari di nuovi permessi legati ad una forma di protezione rilasciati nel corso del 2021.

Colpisce nel confronto con l’anno precedente il marcato incremento dei nuovi titoli legati a motivi di lavoro: +626,6%. Nel corso del 2020 solo 286 cittadini bangladesi avevano fatto ingresso in Italia per motivi di lavoro, mentre nel 2021 sono stati 2.078. La crescita dei titoli per motivi di lavoro è stata generale: per il complesso della popolazione non comunitaria l’incremento è pari a +395% ed è probabilmente da legare, in buona parte, al citato provvedimento di regolarizzazione.

L’analisi dei titoli per lungo soggiorno conferma come il processo di stabilizzazione della comunità bangladese sul territorio italiano non sia ancora del tutto maturo: la quota di lungosoggiornanti^18 al 1° gennaio 2021 è, infatti, pari al 56,2%, una percentuale inferiore a quella rilevata sul complesso dei non comunitari di circa 10 punti e che si è ridotta rispetto all’anno precedente di quasi 4 punti percentuali.

In riferimento alle motivazioni di rilascio dei permessi a scadenza si rileva come il 44,3% dei titoli relativi alla comunità sia legato ai motivi familiari, che rappresentano la principale motivazione di soggiorno in Italia, seppur con un’incidenza leggermente inferiore a quella registrata sul complesso dei cittadini non comunitari (42,4%). Poco più della metà dei soggiornanti per motivi familiari sono minori.

Il lavoro rappresenta la seconda motivazione di soggiorno, riguardando circa un terzo dei titoli soggetti a scadenza, una quota analoga a quella registrata sul complesso dei non comunitari. Superiore rispetto al complesso dei non comunitari l’incidenza dei permessi legati a richiesta o detenzione di una forma di protezione: 17,7% a fronte del 14,6%.

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L’analisi diacronica aiuta a comprendere le dinamiche in atto: con la ripresa della mobilità internazionale dopo la grave crisi pandemica, aumentano anche i flussi non programmati e le regolarizzazioni dei rapporti di lavoro. Di conseguenza si riduce la quota complessiva di titoli per motivi familiari, schiacciati dalle altre motivazioni.

Testo da
Rapporti annuali sulle comunità migranti in Italia, curati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali-Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione con la collaborazione di ANPAL Servizi SPA,

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