24 marzo – Giornata dei missionari martiri

Crown of thorns and cross of naiils with blood puddled on ends.

La Giornata dei missionari martiri ha origine nella commemorazione di Sant’Oscar Romero, ucciso il 24 marzo 1980. La sua figura continua, anno dopo anno, ad incarnare il simbolo della vicinanza agli ultimi e l’incessante dedizione alla causa del Vangelo. Il suo impegno accanto al popolo salvadoregno, in lotta contro un regime elitario indifferente alle condizioni dei più deboli e dei lavoratori, continua a parlare ai giovani e non solo, richiamando alla necessità di una vita cristiana attenta alla preghiera tanto quanto alla cura della sorella e del fratello.

Ogni 24 marzo ricordiamo i tanti missionari martiri. Il primo che possiamo ricordare nella storia è Santo Stefano Protomartire, primo dei “testimoni” cristiani.
Stefano non ha avuto paura di parlare, di spiegare, anche con schietta durezza se serve. Ma, insieme, non si fece violento contro chi lo lapidava, non insultava, non recriminava. Fissò lo sguardo in Gesù, riconoscendo in lui una guida che già aveva subito ciò che sta vivendo lui. E, forte della vicinanza del Padre, rimase in quell’amore sempre, senza cercare vendetta, senza lamentarsi dell’ingiustizia, con uno sguardo tenero e limpido.

Le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides rilevano che nel 2023 sono stati uccisi nel mondo 20 missionari: 1 Vescovo, 8 sacerdoti, 2 religiosi non sacerdoti, 1 seminarista, 1 novizio e 7 tra laici e laiche. Anche se gli elenchi compilati da Fides sono sempre aperti ad aggiornamenti e correzioni, si registrano 2 missionari uccisi in più rispetto all’anno precedente.
Secondo la ripartizione continentale, quest’anno il numero più elevato torna a registrarsi in Africa, dove sono stati uccisi 9 missionari: 5 sacerdoti, 2 religiosi, 1 seminarista, 1 novizio. In America sono
stati assassinati 6 missionari: 1 Vescovo, 3 sacerdoti, 2 laiche. In Asia sono morti, uccisi dalla violenza, 4 laici e laiche. Infine in Europa è stato ucciso un laico.

Si tratta di battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento, anche quando ciò avviene non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non utilizzare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro proponendoli, dopo un attento esame, per la beatificazione o la canonizzazione.
Uno dei tratti distintivi che accomunano la maggior parte degli operatori pastorali uccisi nel 2023 è senza dubbio la loro normalità di vita: non hanno compiuto cioè azioni eclatanti o imprese fuori del comune che avrebbero potuto attirare l’attenzione e farli entrare nel mirino di qualcuno. Scorrendo le poche note sulla circostanza della loro morte violenta troviamo sacerdoti che stavano andando a celebrare la Messa o a svolgere attività pastorali in qualche comunità lontana; aggressioni a mano armata perpetrate lungo strade trafficate; assalti a canoniche e conventi dove erano impegnati nell’evangelizzazione, nella carità, nella promozione umana. Si sono trovati ad essere, senza colpa, vittime di sequestri, di atti di terrorismo, coinvolti in sparatorie o violenze di diverso tipo.

In AFRICA sono stati uccisi 9 missionari: 5 sacerdoti, 2 religiosi, 1 seminarista, 1 novizio.
In Nigeria (4) sono morti don Isaac Achi, ucciso dalle fiamme durante un assalto alla sua parrocchia, nello Stato di Niger, perpetrato da un gruppo armato; don Charles Onomhoale Igechi, aggredito da uomini armati, lungo la Agbor Road, nello Stato di Edo; il seminarista Na’aman Danlami, morto bruciato vivo nell’assalto di alcuni banditi alla parrocchia dove prestava servizio nello Stato di Kaduna; il novizio benedettino Godwin Eze, rapito dal monastero di Eruku, Stato di Kwara, e poi ucciso dai rapitori.
In Burkina Faso (2) hanno perso la vita in maniera violenta don Jacques Yaro Zerbo, assassinato da uomini armati non identificati, nella regione di Boucle du Mouhoun, mentre si recava a svolgere attività pastorali, e Fratel Moses Simukonde Sens, ucciso da un proiettile vagante nei pressi di un posto di blocco militare nella capitale, Ouagadougou.
In Tanzania (1) Don Pamphili Nada è morto mentre veniva portato in ospedale dopo aver subito un’aggressione nella sua parrocchia, nella regione di Arusha.
In Camerun (1) Fratel Cyprian Ngeh è stato aggredito e pugnalato a morte in strada, a Bamenda.
Nella Repubblica Democratica del Congo (1) don Léopold Feyen è stato ucciso a coltellate nell’area di Kinshasa, mentre si trovava nella sua stanza, presso la parrocchia in cui svolgeva il servizio pastorale.

In AMERICA sono stati uccisi 6 missionari: 1 Vescovo, 3 sacerdoti, 2 laiche.
In Messico (4) è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, nello stato di Jalisco, Don Juan Angulo Fonseca; Padre Javier García Villafaña è stato ucciso sulla strada che collega i municipi di Cuitzeo e Huandacareo, mentre si stava recando in automobile a celebrare la Messa; Gertrudis Cruz de Jesús e Gliserina Cruz Merino, giovani catechiste, sono state uccise nel corso di un’imboscata mentre si recavano ad una processione eucaristica, nello Stato di Oaxaca.
Negli Stati Uniti d’America (2) Monsignor David O’Connell, Vescovo ausiliare di Los Angeles, è stato ucciso dal marito della governante che lo accudiva, arrestato e reo confesso; Don Stephen Gutgsell è morto in seguito ad una aggressione con arma da taglio avvenuta nella canonica della chiesa di Fort Cahloun, piccola comunità del Nebraska che guidava da 11 anni.

In ASIA sono stati uccisi 4 laici.
Nelle Filippine (2) tra le vittime dell’ordigno fatto esplodere durante la celebrazione eucaristica nell’Università statale di Mindanao, nella provincia di Lanao del Sur, c’erano due studenti cattolici e volontari della comunità della cappellania universitaria, impegnati nell’animazione liturgica: Junrey Barbante e Janine Arenas. (NDR i morti furono 4)
In Palestina (2) Samar Kamal Anton, e sua madre, Nahida Khalil Anton, sono state uccise dai cecchini mentre camminavano verso il convento delle suore di Madre Teresa, a Gaza. Una è stata uccisa mentre cercava di portare l’altra in salvo. Entrambe appartenevano ad un Gruppo di donne, cattoliche e ortodosse, impegnate in un cammino di fede e di apostolato soprattutto a favore dei poveri e dei disabili.

In EUROPA è stato ucciso 1 laico.
In Spagna (1) Diego Valencia, laico, sacrestano della parrocchia di Nuestra Senora de La Palma, ad Algesiras, nella provincia di Cadice, è stato ucciso da un giovane marocchino armato di machete, che oltre a lui ha ferito altre persone.
Fonte FIDES Creative Commons 4.0 Internazionale

ndr: in numeri appena elencati non comprendono le migliaia di cristiani rapiti, torturati, vessati, specialmente in Nigeria, Pakistan, Burkina Faso, Congo e i cripto cristiani che vivono in paesi musulmani con il terrore di dichiarare la propria fede, spesso per non mettere in pericolo i propri cari che andrebbero anche loro incontro a persecuzioni.

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