Droga in Italia: Il controverso quadro di eroina e altri oppiacei (2024)

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Il quadro che emerge in relazione agli oppiacei evidenzia una fase di flessione rispetto alla sua diffusione, pur restando la categoria di sostanze con un maggior impatto sanitario. Il 2023 presenta un dato in diminuzione relativamente a molti indicatori analizzati, sia per quanto riguarda il mercato, sia in relazione alle conseguenze socio-sanitarie. I quantitativi di sostanza intercettata nel 2023 (circa 260 kg) registrano un calo rispetto l’anno precedente, attestandosi allo 0,3% del totale delle sostanze sequestrate dalle Forze dell’Ordine. Si confermano in calo anche le segnalazioni per detenzione per uso personale (Art. 75 DPR n.309/1990) che dal 2010 registrano un trend in costante e progressiva riduzione e nel 2023 si attestano al 4,1% rispetto al totale delle segnalazioni. In discesa anche
le denunce eroina-correlate per traffico e detenzione di sostanze stupefacenti (Art. 73 DPR n.309/1990) e, in maniera più marcata, anche quelle per associazione finalizzata al traffico illecito (Art. 74 DPR n.309/1990).

Tendenzialmente stabile rispetto l’anno precedente il livello di diffusione fra i giovanissimi che si attesta su una quota di poco superiore all’1% per quanto riguarda il consumo nell’anno. Seppur in costante diminuzione, gli oppiacei continuano a esercitare un forte impatto sul sistema sanitario, essendo all’origine di oltre la metà dei percorsi di cura fra gli utenti dei SerD (60%) e avendo un impatto anch’esso minore, ma consistente, sulle strutture del Privato Sociale, nell’ambito delle quali l’utenza per uso primario di oppiacei/eroina si attesta intorno al 28%. Eroina e oppiacei rappresentano, inoltre, le sostanze alla base del 17% dei ricoveri ospedalieri droga-correlati e rimangono la principale causa di decesso per intossicazione acuta letale in Italia (63% dei decessi con sostanza specificata).
È opportuno segnalare che, tra i decessi droga-correlati, aumentano in modo consistente dal 2013 quelli attribuiti al metadone passando dal 6,6% al 18% dei decessi con sostanza specificata.

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