Il matrimonio dovrebbe essere una scelta libera: l’incontro tra due persone che decidono di condividere la propria vita nel consenso e nella reciprocità.
Secondo il diritto naturale, è un’unione stabile tra un uomo e una donna, orientata al bene reciproco e alla generazione ed educazione dei figli. La Chiesa cattolica riconosce questa realtà naturale e, tra i battezzati, la eleva alla dignità di sacramento.
Quando però una persona viene costretta a sposare qualcuno che non ha scelto, quella libertà viene negata. Il matrimonio forzato è un’ingiustizia che le società moderne devono riconoscere, combattere e abolire.
Per chi rischia di subire un matrimonio combinato o forzato, la paura può iniziare molto prima: paura di deludere la famiglia, di essere rifiutati o allontanati, di subire minacce o violenze e di non poter scegliere il proprio futuro.
A questa paura si aggiungono spesso senso di colpa, vergogna e solitudine. Dire «no» può sembrare impossibile quando la pressione arriva dalle persone più vicine, quelle da cui ci si aspetterebbe protezione. Per questo molte persone non raccontano ciò che stanno vivendo e non chiedono aiuto, temendo di non essere credute o di mettere in pericolo sé stesse o i propri familiari.
Le testimonianze che seguono raccontano proprio questo: la paura di perdere la propria libertà, ma anche il coraggio di cercare una via d’uscita. (Sono tratte dal sito inglese che trovate citato a fondo pagina)
La storia di Aisha
“Avevo 15 anni e stavo per finire le mie GCSE quando ho capito che papà stava pianificando di mandarmi all’estero per sposare mio cugino maggiore. Papà era sempre arrabbiato e talvolta ci colpiva, sia me che mia madre. Mia madre non voleva che mi sposassi così giovane, ma aveva troppa paura di dirgli di no. Pensavo che papà potesse ingannarmi facendomi lasciare il paese e poi togliermi il telefono in modo che non potessi chiedere aiuto a nessuno.”
Aisha ha parlato con un’insegnante della sua scuola, che ha chiamato l’Unità Matrimoni Forzati.
L’Unità Matrimoni Forzati ha collaborato con l’assistenza sociale per i minori per ottenere un Ordine di Protezione per Matrimonio Forzato, che è stato notificato al padre di Aisha. L’ordine ha impedito che il matrimonio forzato avesse luogo poiché il padre di Aisha non poteva portare Aisha fuori dal paese e non poteva richiedere un passaporto per conto suo.
Aisha aveva paura di rimanere a casa, quindi le è stata temporaneamente assegnata una sistemazione protetta presso una famiglia affidataria. La madre di Aisha ha collaborato con l’assistenza sociale per i minori ed è stata sostenuta nell’allontanarsi dal padre della ragazza.
Aisha ora vive in sicurezza con sua madre e i suoi fratelli minori ed è riuscita a terminare le sue GCSE (scuola secondaria).
La storia di Syed
“Avevo 25 anni quando i miei genitori mi hanno portato in Pakistan per un matrimonio in famiglia. Quando sono arrivato lì ho scoperto che ero io a dovermi sposare. Non volevo farlo, ma mia madre ha molti problemi di salute e tutti dicevano che la stavo facendo ammalare rifiutandomi. Dopo giorni di rifiuti ho finalmente rinunciato e mi sono sottomesso alla volontà della mia famiglia. Quando sono tornato nel Regno Unito, ho cercato semplicemente di dimenticarlo e andare avanti con la mia vita. Poi la famiglia di mia moglie ha iniziato a farmi pressioni per presentare una richiesta di visto affinché lei potesse venire nel Regno Unito. Mi chiamavano e mi minacciavano.”
Syed ha chiamato l’Unità Matrimoni Forzati al più presto e l’Unità Matrimoni Forzati è stata in grado di spiegargli come potessero aiutarlo poiché era un sposo ” riluttante”, anzi proprio contrario.
La storia di Khadija
“Facevo spesso guai a casa, per il trucco o perché volevo restare fuori fino a tardi con i miei amici. Mia madre non ne era contenta e litigavamo spesso. Quando avevo 19 anni, mi disse che stavamo andando in vacanza a trovare mia nonna in Somalia. Quando sono arrivata lì, mia madre mi ha lasciato in un collegio e mi ha detto che dovevo rimanerci finché non avessi imparato a essere una brava figlia somala. Ha preso il mio passaporto e mi ha lasciato lì. La scuola era davvero brutta. Ci picchiavano e mi dicevano che se volevo andarmene dovevo sposare uno dei guardiani.”
Khadija aveva tenuto nascosto un telefono segreto. Ha raccontato al suo ragazzo cosa le era successo, e lui ha chiamato l’Unità Matrimoni Forzati.
L’Unità Matrimoni Forzati ha collaborato con la polizia nel Regno Unito per ottenere un Ordine di Protezione per Matrimonio Forzato, che ha obbligato la madre di Khadija a restituire il passaporto di Khadija, permetterle di lasciare la scuola e prenotare il suo volo di ritorno nel Regno Unito. L’Unità Matrimoni Forzati ha aiutato Khadija a trovare una sistemazione protetta a breve termine quando è tornata nel Regno Unito.
Attualmente vive in un rifugio e riceve supporto da professionisti specializzati per ricostruire la sua vita in modo indipendente dalla sua famiglia.
La storia di Mandeep
“Ieri sera ho sentito i miei genitori parlare del nostro viaggio in India quest’estate e del loro piano di far sposare mio fratello Mandeep mentre saremo lì. Mia madre ha detto che stanno diventando troppo anziani per prendersi cura di lui e che sarebbe meglio per lui avere una moglie che lo faccia. Mandeep soffre di gravi disabilità intellettive ed è dipendente da mamma e papà anche per le cose più basilari. Non credo davvero che capisca nulla di ciò che sta per succedergli.”
La sorella di Mandeep ha contattato l’Unità Matrimoni Forzati per evidenziare le sue preoccupazioni sulla situazione di suo fratello e sulla sua capacità di capire ciò che stava per accadergli.
L’Unità Matrimoni Forzati ha fatto una segnalazione al team locale di assistenza sociale per gli adulti spiegando la situazione e chiedendo se poteva essere completata una Valutazione della Capacità Mentale per Mandeep, garantendo l’anonimato della fonte di informazioni.
Mandeep stava già ricevendo supporto dal team per le disabilità intellettive, ma erano all’oscuro del prossimo matrimonio. Attraverso la valutazione, è emerso che non aveva la capacità di acconsentire al sesso e al matrimonio.
Su consiglio dell’Unità Matrimoni Forzati, è stato messo in atto un piano di salvaguardia, compreso un Ordine di Protezione per Matrimonio Forzato. Il team per le disabilità intellettive ha poi lavorato con la famiglia per spiegare il rischio del matrimonio a Mandeep e esplorare altre opzioni per le sue esigenze a lungo termine.
traduzione a cura di Amici di Lazzaro
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