
II 2 di febbraio è il giorno della flagellazione di Bakanja, l’ultima, che lo portò alla morte! Che coincidenza di data; proprio la festa della presentazione del Signore al tempio, quando Simeone disse a Maria: «il tuo cuore soffrirà per questo tuo figlio». Sì, Maria dello scapolare era fedele a Bakanja… del 2 febbraio era l’ultima perché ce n’era un’altra prima:
Giuseppe Lyongo (che lavorava con Bakarya) racconta: e, un giorno, durante la colazione, Longange vide la corda dello scapolare, che usciva dalla camicia di Bakanja. Si arrabbiò e gridò: Cosa significa? Come? Ti ho chiesto di togliere questa roba! Perché non hai obbedito? Siccome non l’hai tolta, ne vedrai di tutti i colori!
E quella mattina Longange fece battere Bakanja con venticinque colpi di frusta (“chicotte”), con una “chicotte” ordinaria…» (p. 29).
Un altro giorno, Longange era molto teso per un conflitto che aveva con un altro villaggio. In quel giorno, dopo il pranzo, vide Bakanja che camminava e lo chiamò. Poi, mostrando lo scapolare, disse: Cosa significa? Cosa ti ho già detto? Togli subito questa roba! Non vuoi? E Bakanja non si muoveva. Ecco che Longange strappò lo scapolare, lo gettò in terra e lo prese il suo cane che partì dilaniandolo. E allora Longange ordinò che fosse picchiato Bakanja con moltissimi colpi…» (p. 28).
I bianchi avevano l’abitudine di usare la frusta per picchiare i neri sia per punirli che per farsi temere. Quella usata per la seconda flagellazione era più pericolosa perché Longange ci aveva messo due chiodi per ripararla; era fatta con pelle di elefante. Era ferito. Questa seconda flagellazione, causa del numero dei colpi, circa duecento, come a causa dei chiodi. Erano presenti Reynders, Giret (venuto da un altro villaggio per regolare il conflitto delle donne prese in ostaggio da Longange…), le concubine di Longange e i suoi «bovari».
Longange temeva che Bakanja andasse dall’ispettore Grillet, atteso in quei giorni per accusarlo a causa della prima flagellazione avvenuta poco prima.

