
Per quattro mesi Bakanja rimase a Isongu, dal capo del villaggio Isangankoi. Camille Ntangeji, uno di quelli che lo curavano, dirà: «Isidore era terribilmente ferito ma non ha mai lasciato la preghiera…».
Il primo giugno, Bakanja lasciò Isongu e si recò a Busira con i signori Stronck e Dufour.
A Busira abitò da suo cugino Camille Boya che racconta: «Prima l’ho ospitato da me. Poi l’abbiamo affidato a Bontamba, il fratello minore di Ikota; abitò a Boangi, un quartiere di Wenga a Busira. Il catechista Antoine Loleka mi disse che non dovevo lasciare Bakanja con la gente del villaggio e che non doveva morire lontano dai suoi cristiani… Perciò lo mandammo da Bolangi, una delle mogli di Bosise che abitava di fronte a Loleka. È in questa casa che i padri Grégoire e Georges hanno visitato Bakanja e gli hanno amministrato l’unzione degli infermi il 24 o 25 luglio.
Visto però che Bolangi era stanca di continuare a tenere il malato, riprese Bakanja e lo sistemò sulla veranda, dove il p. Georges Dubrulle racconta: «Ho spesso visitato Bakanja, il nostro martire… Consolandolo delle sue sofferenze, gli chiesi: “Padre, non fa niente se devo morire! Se Dio vuole che io viva, vivrò! Se Dio vuole che io muoia, morirò!”…».
Quando Isidore a non conservare odio verso il bianco nel suo cuore, ma a perdonarlo… mi rispose senza esitare: «Padre, non sono mica arrabbiato contro il bianco, lui mi ha percosso, è affare suo, non mio».
Finalmente quando gli chiedo se, una volta in cielo, pregherà per il bianco, ricevo questa risposta: «Certo che pregherò per lui! Quando sarò in cielo pregherò molto per lui!».
Isidore morì domenica 8 o 15 agosto del 1909, più probabilmente nel giorno dell’Assunzione!
Prima di morire, in quella domenica, Isidore si alzò, fece una passeggiata accanto alla piantagione delle banane, con difficoltà perché le sue ferite in cancrena e maleodoranti non gli permettevano di muoversi facilmente. Comunque in quel giorno, Isidore fece anche la preghiera dal catechista Loleka. Aveva sempre il suo rosario in mano. Gli chiese a Maria Saola da mangiare, mangiò e si rimise a letto sulla veranda. Qualche tempo dopo, con il rosario in mano, il servo di Dio Bakanja morì a Busira.


