Lale Gul la ragazza che rischia la vita per aver parlato della segregazione dei turchi in Olanda

E’ una giovane scrittrice, autrice del bestseller Ik Ga Leven (Io vivrò!).
Vive in Olanda ma di origini turche.
Ha raccontato il suo vissuto di ragazza moderna immersa nella comunità turca che non vuole integrarsi…
Ha ricevuto molte minacce dalla pubblicazione del romanzo su Facebook e Twitter.
Ha anche deciso di non scrivere piu’ troppo rischioso.
Una decisione che fa capire quanto sia grave quel che accade in Olanda.

“Non esco più da sola, dato che sono stato recentemente riconosciuto per strada nel mio quartiere e sono stato seguito da un ragazzo marocchino, che ha guardato dove stavo andando e che non voleva andarsene”.

“Mi sono tolta il velo due anni fa. Mio padre poteva capire in qualche modo. Ma mia madre non mi parla da un mese.

Mio zio una volta mi ha visto tornare a casa dal mio lavoro come barista in un ristorante greco. Indossavo una polo Heineken, grandi orecchini, rossetto e quindi niente foulard. Mi si è avvicinato furiosamente con il suo scooter.
“Se non ti vergogni, dovresti vedere come sei.” E mi ha sputato addosso.

“A diciotto anni mi sono innamorato di un ragazzo olandese e per mesi ho preparato una conversazione per raccontarlo a casa. Il piano era mentire e dire che si era convertito, ma poi si è scoperto che anche un olandese convertito non era buono.
“Avevo studiato cosa dice l’Islam su questo: devi accettare un musulmano convertito. L’ho detto, ma hanno detto solo “no”.

“Non ho ricevuto supporto da nessuna parte. I miei amici hanno detto: puoi anche prendere un turco di mentalità aperta? Ma il problema è: mi piacciono i ragazzi olandesi “.

“Ricevo messaggi dai musulmani che mi sostengono, in particolare dagli aleviti turchi. Hanno un’esperienza dell’Islam completamente diversa. Non c’è un solo Islam.”

“Ciò che mi ha colpito di più è il numero di compagni di sofferenza che vivono le stesse mie cose. Ci sono molti più ex musulmani di quanto pensassi, uomini e donne e di tutte le origini.

“È la loro preoccupazione per quella lotta a casa. Posso dire: faccio le valigie, ma poi non ho apportato alcun cambiamento. Perché poi tutti quelli che sono come me riceveranno il messaggio: okay, quindi devo andare. Spero di poter ancora ottenere qualcosa dalla mia famiglia: ascoltami, mi rende infelice vivere come te e devi tollerarlo, perché mi hai portato tu qui in Olanda. Se mi ami davvero, quell’amore non dovrebbe essere così condizionato. Forse dovrei dirlo finché non lo comprendono” .

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Speriamo che Lale Gul ce la faccia.
A resistere alle pressioni.
Che l’Olanda le dia una scorta visto che le minacce sono reali e concrete.
Che ce la faccia ad avere il sostegno dei suoi genitori, che ad oggi non ha.
Che tante altre ragazze trovino dal suo libro la forza di liberarsi dall’oppressione della sharia soft… quella non ancora visibile ma che c’è ed è quotidiana su tanti giovani musulmani, ex musulmani o musulmani moderati.

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