Cure palliative: la legge c’è. Insieme a luci ed ombre

“A dieci anni dalla legge sulle Cure Palliative un Convegno promosso al Ministero della salute cerca di fare il punto sulla legge, affrontandone almeno tre delle criticità più evidenti. Prima di tutto l’aspetto formativo che ha condotto alla istituzione della Scuola di specializzazione in Cure palliative; poi l’aspetto organizzativo, che riconosce alle cure palliative il valore di accompagnamento positivo per molte, moltissime tipologie di pazienti. Inizialmente l’attenzione era concentrata sui malati oncologici o su quelli affetti da patologie di tipo neuro-degenerativo. Oggi sappiamo che le cure palliative costituiscono un modello di cura e di accompagnamento di cui nessun paziente può fare a meno; non gli anziani che vivono nelle RSA e che spesso mancano di un trattamento adeguato alle loro esigenze: quei percorsi di cura personalizzati, che sanno integrare cure farmacologiche e cure non farmacologiche, in un mix in cui l’umanizzazione delle cure esprime tutta la propria potenzialità terapeutica. Ma il terzo passaggio chiave, che richiede ancora un grosso lavoro, è quello di garantire pari opportunità a tutti i pazienti. La complessità dello scenario di cura e di assistenza impongono un cambio di sguardo dell’intero SSN. Davanti al diritto di cura previsto dalla stessa Costituzione e ribadito con forza dalla legge 38, non ci sono barriere di diagnosi, di età, di collocazione regionale”.

“Le cure palliative hanno tra gli obiettivi più nitidamente scolpiti nella legge quello di non far sentire solo nessun paziente, ricreando intorno a lui quel clima di accompagnamento familiare e sociale. La legge offre risposte chiare anche alla gestione del dolore, che spesso spaventa il paziente facendolo sentire incapace di sopportarlo, soprattutto quando è troppo intenso o si prolunga troppo a lungo. Il dolore può e deve essere rimosso dall’esperienza del paziente grazie ai progressi che la farmacoterapia rende disponibili. Dolore e solitudine, timore di essere di peso o di poter essere abbandonati, quel senso di inutilità che a volte avvolge il vissuto delle persone in determinate circostanze, a tutto ciò la legge, se ben interpretata permette di dare risposta. Per questo la formazione in cure palliative deve fare parte sempre più delle competenze di tutti i medici e gli infermieri, rimuovendo del tutto, anche dal lessico comune, l’espressione : Non c’è più niente da fare. C’è sempre moltissimo da fare e va fatto nel miglior modo possibile.”
Paola Binetti

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