San Giuseppe Moscati: il medico santo

“La vita è un attimo; onori, trionfi, ricchezza e scienza cadono, innanzi alla realizzazione del grido della Genesi, del grido scagliato da Dio contro l’uomo colpevole: tu morrai!
Ma la vita non finisce con la morte, continua in un mondo migliore. A tutti è stato promesso, dopo la redenzione del mondo, il giorno che ci ricongiungerà ai nostri cari estinti, e che ci riporterà al supremo Amore!”
[Da una lettera all’Avv.Mariconda, che aveva perduto la sorella. 27 febbraio 1919]

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“Ma la vita fu definita un lampo nell’eterno. E la nostra umanità, per merito del dolore di cui è pervasa, e di cui si saziò Colui che vestì la nostra carne, trascende dalla materia, e ci porta ad aspirare una felicità oltre il mondo.
Beati quelli che seguono questa tendenza della coscienza, e guardano all’al di là dove saranno ricongiunti gli affetti terreni che sembrano precocemente infranti”.
[Da una lettera alla Sig.na Carlotta Petravella, che aveva perduto la madre. 20 gennaio 1920]
“Che cosa possono fare gli uomini? Che cosa possono opporre alle leggi eterne della vita? Ecco la necessità del rifugio in Dio.
Ma tuttavia noi medici dobbiamo cercare di alleviare la sofferenza”.
[Da una lettera al Dott.Roberto Silvestro, che aveva uno zio affetto da cancro-cirrosi al fegato. 17 settembre 1920]
“Ricordatevi che, seguendo la medicina, vi siete assunto la responsabilità di una sublime missione. Perseverate, con Dio nel cuore, con gli insegnamenti di vostro padre e di vostra mamma sempre nella memoria, con amore e pietà per i derelitti, con fede e con entusiasmo, sordo alle lodi e alle critiche, tetragono all’invidia, disposto solo al bene.”
[Da una lettera al Dott.Giuseppe Biondi, 4 settembre 1921]
“Quali che siano gli eventi, ricordatevi di due cose: Dio non abbandona nessuno. Quanto più vi sentite solo, trascurato, vilipeso, incompreso, e quanto più vi sentirete presso a soccombere sotto il peso di una grave ingiustizia, avrete la sensazione di un’infinita forza arcana, che vi sorregge, che vi rende capaci di propositi buoni e virili, della cui possanza vi meraviglierete, quando tornerete sereno. E questa forza è Dio!”
[Da una lettera al Dott.Cosimo Zacchino. 6 ottobre 1921]
“Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo. Molti sciagurati, delinquenti, bestemmiatori, vengono a capitare in ospedale per disposizione della misericordia di Dio, che li vuole salvi!
Negli ospedali la missione delle suore, dei medici, degli infermieri, è di collaborare a questa infinita misericordia, aiutando, perdonando, sacrificandosi.
Coltivando nel cuore rancori, si finisce per trascurare questa missione, affidata dalla Provvidenza a coloro che assistono gli infermi; si trascurano pure gli infermi.
Ogni tanto però il Signore dà un segno della sua presenza e consapevolezza. All’improvviso muore un ammalato, che non si è saputo attrarre e circondare di cure affettuose! Speriamo che il Signore gli sia vicino, nel momento estremo!”
[Foglietto scritto da Moscati, datato 17 gennaio 1922, e trovato in un libro dopo la sua morte.]
“Sebbene lontano, non lascerete di coltivare e rivedere ogni giorno le vostre conoscenze. Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo. Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell’al di là!
In tutte le vostre opere, mirate al Cielo, e all’eternità della vita e dell’anima, e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene”.
[Da una lettera al Dott.Consoli, allievo di Moscati, che doveva lasciare Napoli. 22 luglio 1922]

Manoscritto di “Mio Gesù Amore”
“Mio Gesù amore! Il vostro amore mi rende sublime; il vostro amore mi santifica, mi volge non verso una sola creatura, ma a tutte le creature, all’infinita bellezza di tutti gli esseri, creati a vostra immagine e somiglianza!”
[Preghiera scritta da Moscati, datata 5 giugno 1922, ritrovata dalla sorella Nina.]
“Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene.
Io ho sempre vivo nel cuore il rammarico di sapervi lontano; e solo mi conforta che abbiate conservato in voi qualche cosa di me; non perché valga nulla, ma per quel contenuto spirituale, che mi sforzai di trattenere e diffondere intorno: compito sublime, ma tanto irragiungibile con le mie povere forze.”
[Da una lettera al Dott.Antonio Guerricchio, 22 luglio 1922]
“Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.”
[Biglietto scritto da Giuseppe Moscati il 17 ottobre 1922]
“Ricordatevi che vivere è missione, è dovere, è dolore! Ognuno di noi deve avere il suo posto di combattimento… […]
Ricordatevi che non solo del corpo vi dovete occupare, ma delle anime gementi, che ricorrono a voi. Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio, e scendendo allo spirito, anziché con le fredde prescrizioni da inviare al farmacista! Siate in gaudio, perché molta sarà la vostra mercede; ma dovrete dare esempio a chi vi circonda della vostra elevazione a Dio”.
[Da una lettera al Dott.Cosimo Zacchino. Ascensione 1923]
Non c’è che una gloria, una speranza, una grandezza: quella che Dio promette ai suoi servi fedeli.
Vi prego di ricordarvi dei giorni vostri d’infanzia, e dei sentimenti che vi tramandarono i vostri cari, la vostra mamma; tornate all’osservanza e vi giuro che, oltre il vostro spirito, ne sarà nutrita la vostra carne: guarirete con l’anima e con il corpo, perché avrete preso la prima medicina, l’infinito Amore”.
[Da una lettera a un suo paziente, il Sig.Tufarelli di Norcara, in Calabria. 23 Giugno 1923.]

“Ho creduto che tutti i giovani meritevoli, avviatisi tra le speranze, i sacrifici, le ansie delle loro famiglie, alla via della medicina nobilissima, avessero diritto a perfezionarsi, leggendo in un libro che non fu stampato in caratteri neri su bianco, ma che ha per copertura i letti ospedalieri e le sale di laboratorio, e per contenuto la dolorante carne degli uomini e il materiale scientifico, libro che deve essere letto con infinito amore e grande sacrificio per il prossimo.
Ho pensato che fosse debito di coscienza istruire i giovani, aborrendo dall’andazzo di tenere misterioso gelosamente il frutto della propria esperienza, ma rivelarlo a loro…”
[Da una lettera al Prof.Francesco Pentimalli. 11 settembre 1923]
“Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tano spesso a cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare e far ritorno ai principii ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi cuori e infiammarli di nuovo.
Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi se non estraneandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli con la preghiera, con l’esempio, per un grande scopo, per l’unico scopo che è la loro salvezza”.
[Da una lettera al Dott.Antonio Nastri, di Amalfi (Salerno), 8 marzo 1925.]
“Ahimè la nostra scienza, se fosse tutta fredda e destinata solo a mantenere i minuti piaceri del corpo, a che cosa servirebbe? Sarebbe un’ancella del materialismo e dell’egoismo!
E perciò per metterla al riparo di simile accusa, noi medici, in momenti supremi, […]ricordiamoci di avere di fronte a noi, oltre che un corpo, un’anima, creatura di Dio. […]
Vi garantisco che attraverso i miei diuturni studi compiuti, e le conoscenze dei vari popoli d’Europa e dei loro costumi, ho radicato sempre più la credenza dell’al di là; l’ingegno umano così possente, capace di manifestazioni di bellezza e di verità e di bene, non può essere che divino, e l’anima e il pensiero umano a Dio devono ritornare”.
[Da una lettera al Dott.Giuseppe Borgia, dopo aver visitato e confermato una diagnosi letale di un amico di quest’ultimo. Ottobre 1925.]
“Tutti i giovani dovrebbero comprendere che nella pratica della continenza è il modo migliore per tenersi lontani dalla massima malattia trasmissibile… Mantenendo il loro spirito e il loro cuore lontano dalla turpitudine, in un esercizio di rinuncia e di sacrificio, dovrebbero giurare di concedere la loro maturità e sanità sessuale solamente all’essere unicamente amato.”
[Dalla prefazione di Giuseppe Moscati a un libro di Giuseppe De Giovanni s.j. e del Prof.Mario Mazzeo dal titolo: L’Eugenica. 1925]

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“Ho qui sul mio tavolino, tra i primi fiori di primavera, il ritratto di vostra figlia, e mi soffermo, mentre vi scrivo, a meditare sulla caducità delle umane cose! Bellezza, ogni incanto della vita passa… Resta solo eterno l’amore, causa di ogni opera buona, che sopravvive a noi, che è speranza e religione, perché l’amore è Dio.
Anche l’amore terreno Satana cercò d’inquinare, ma Dio lo purificò attraverso la morte. Grandiosa morte che non è fine, ma è principio del sublime e del divino, al cui cospetto questi fiori e la bellezza son nulla!
Il vostro angelo, rapito nei suoi verdi anni, come la sua diletta amica, ritrovata negli ultimi giorni, la beata Teresa, assiste voi e la mamma sua dal cielo…”
[Da una lettera al Notaio De Magistris, a cui era morta la giovane figlia. 7 marzo 1924. * Giuseppe Moscati era molto devoto della allora Beata Teresa del Bambino Gesù (S.Teresa di Lisieux). Ne parla in alcune lettere e ne aveva nella sua stanza un’immagine. Si può leggere su questo l’articolo di Giuseppe Samà s.j.: S.Teresa di Lisieux e S.Giuseppe Moscati, due grandi santi del nostro tempo.]
“Voglio ancora una volta animare la vostra speranza, trasformarla in sicurezza, guarirete! Iddio poi vi domanderà conto della vita che vi donerà.
E quando, da qui a mille anni, comparirete alla sua presenza, voi dovete poter rispondere: ‘Signore, ho compiuto bene la giornata! Ho operato per la maggiore tua gloria!’. Dunque, guarirete; ma pazienza, ci vuole tempo.
Non dimenticate di alimentare l’anima col ricevere nostro Signore nella S.Comunione, così come alimentate – ed è vostro imprescindibile dovere – il corpo.”
[Da una lettera al Dott.Francesco Pansini, ammalato, che era stato visitato da Moscati. 30 Gennaio 1926.]
“Stasera abbiamo letto la vostra tesi. E’ stato un successo enorme… Tutti della commissione non hanno potuto che applaudire…
Vedrete che chi non abbandona Dio, avrà sempre una guida nella vita, sicura e dritta. Non prevarranno deviazioni, passioni, a smuovere colui che del lavoro e della scienza – di cui l’initium est timor Domini – ha fatto il suo ideale.”
[Da una lettera al Dott.Francesco Pansini. 10 marzo 1926]
“Dalla mia infanzia mi sono inteso trasportato verso la terra ove la Regina del Rosario ha attratto tanti cuori e operato tanti prodigi. E voglia ella, Madre benigna, proteggere il mio spirito e il mio cuore in mezzo ai mille pericoli in cui navigo, in questo orribile mondo!
Sempre che posso, faccio una scappata a Pompei – cosa ormai moltissime volte proibitami dalla assillante mia professione. Ma sempre che col treno passo fuggendo in vista del santuario, per recarmi lontano, in consulti, cosa questa frequentissima, il mio sguardo e il mio cuore è lì, ove tra gli alberi si intravede il campanile in costruzione, ai piedi del ciborio su cui s’innalza l’immagine della Vergine!”
[Da una lettera a Bartolo Longo – da poco proclamato Beato – fondatore del Santuario della Vergine del Rosario di Pompei. A Longo – del quale era anche medico curante – Moscati era legato da grande amicizia. 20 Luglio 1926.]

“Che la materia sia animata da moltissime e profonde energie che la evolvono nelle sue attività e nella progressiva complessità delle sue forme, nulla si oppone ad accogliere, ma occorre altrettanto ritenere che questo principio di spiritualità… quest’ordine meraviglioso, che si organizza nella materia fino a raggiungere le alte vette della sua organizzazione più elaborata, non sia altro che l’attestazione che un Deus absconditus regola con suprema intelligenza questo superbo edificio su cui si eleva la vita, la quale si svolge a causa di leggi sancite dall’Alta Sapienza che tutto muove; tanto più meravigliose quanto esse governano non solo i colossali cosmi, ma la delicatissima trama del più microscopico elemento.”
[Pensiero di Moscati riferito dal Prof.Pietro Castellino dopo la morte del Santo.]
“Oh se i giovani, nella loro esuberanza, sapessero che le illusioni d’amore, per lo più frutto di una viva esaltazione dei sensi, sono passeggere!
E se un Angelo avvertisse loro, che giurano così facilmente eterna fedeltà a illegittimi affetti, nel delirio di cui sono presi, che tutto quello che è impuro amore deve morire, perché è un male, soffrirebbero meno e sarebbero più buoni. Ce ne accorgiamo in età più inoltrata, quando ci avviciniamo per le umane vicende, per caso, al fuoco che ci aveva infiammati e non ci riscalda più”.
[Da una nota personale di Moscati, non datata]
“Il bisogno di eternare nel marmo e nel bronzo le grandi figure scomparse, e celebrarne l’opera, sta a dimostrare che il pensiero e lo spirito umano sono eterni.
Sotto ogni croce e ogni stele di questo cimitero, ove pare che non rinserrino che mucchi di ossa informi e di polveri, c’è il ricordo di un cuore che visse d’infinito amore e soffrì un immenso dolore; c’è la sede d’uno spirito che non può essere estinto.”
[Parole di Moscati per la dedicazione di un busto a Giovanni Paladino, nel cimitero di Poggioreale.]
“Amiamo il Signore senza misura, vale a dire senza misura nel dolore e senza misura nell’amore… Riponiamo tutto il nostro affetto, non solo nelle cose che Dio vuole, ma nella volontà dello stesso Dio che le determina.”
[Dalla deposizione della Sig.na Emma Picchillo]
“E’ vero, è vero che il giogo del Signore è leggero e soave. Quando si ama il Signore non si sentono più pene e se ve ne sono diventano dolci. Arrivando ad amare fortemente il Signore, si desiderano e si amano i pentimenti”.
[Dalla deposizione della Sig.na Emma Picchillo, che precisò come Moscati le avesse detto queste parole a Pompei, dopo aver sentito un canto che aveva per titolo: “Il giogo del Signore è leggero e soave”.]
“Esercitiamoci quotidianamente nella carità. Dio è carità: chi sta nella carità sta in Dio e Dio sta in lui. Non dimentichiamo di fare ogni giorno, anzi ogni momento offerta delle nostre azioni a Dio, compiendo tutto per suo amore.”
[Dalla deposizione della Sig.na Emma Picchillo]
“Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità”.
[Frammento trovato da P.Alfredo Marranzini s.j. tra le carte di Moscati.]

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