Papa Formoso e il Sinodo del Cadavere

Jean-Paul Laurens, Public domain, via Wikimedia Commons

Papa Formoso nacque a Roma intorno all’816 e morì il 4 aprile 896, sempre a Roma. Fu il 111° Papa della Chiesa cattolica e regnò dall’891 fino alla morte. Il suo pontificato cadde in uno dei periodi più difficili nella storia del papato ed è noto soprattutto per il sinistro “Sinodo del cadavere”.

Intorno all’864-865, Papa Niccolò I lo nominò cardinale vescovo di Porto. Nell’autunno 866 lo inviò, insieme a Paolo di Populonia, dai Bulgari per favorirne la conversione. Ebbero così tanto successo che il re bulgaro Boris chiese loro di diventare arcivescovi. Verso la fine dell’867, Formoso fu richiamato a Roma, dove fu tenuto in grande considerazione anche da Papa Adriano II.

Tuttavia, il successore Giovanni VIII lo vedeva come un nemico. Dopo avergli affidato incarichi importanti nei primi anni, Giovanni VIII lo mise sotto accusa, sospettando complotti di Formoso contro la Curia.

Formoso fuggì da Roma e fu scomunicato e deposto da un Sinodo il 19 aprile 876. La condanna fu rinnovata nei Concili di Ponthion (giugno 876) e Troyes (agosto 878). Il 14 settembre 872 però Papa Giovanni VIII lo riammise alla comunione laica, a patto che non mettesse più piede a Roma. Con Papa Marino I (882-884) Formoso fu assolto e il successore Adriano III (884-885) gli restituì la sede vescovile di Porto.

Nell’885 Formoso consacrò il nuovo Papa Stefano V (885-891), che gli succedette il 19 settembre 891. Durante il pontificato, Formoso fu rigoroso sulla questione foziana e sostenne l’unione della sede di Brema con Amburgo. Inoltre appoggiò Carlo il Carolingio contro Eudes.

Il 30 aprile 892 incoronò Lambert di Spoleto imperatore insieme al padre Guido. Ben presto però si schierò contro gli Spoletani e chiamò in Italia Arnolfo di Carinzia, incoronato imperatore il 22 aprile 896.

Formoso passò a miglior vita il 4 aprile 896, sfuggendo alla conquista di Roma da parte degli Spoletani, che avrebbe innescato una spietata vendetta contro di lui. Il suo corpo, sepolto per nove mesi, fu riesumato nel gennaio 897 e processato in un Sinodo guidato da Papa Stefano VI (896-897). Questa macabra pratica sembra avere radici nella procedura giudiziaria germanica, che contemplava l’esibizione di un cadavere durante un processo. Nel corso di questo, la nomina di Formoso fu annullata, le sue azioni dichiarate illegittime e le sue ordinazioni invalidatate. Il suo corpo fu poi inumato in una fossa comune, da cui fu poi estratto e buttato nel fiume Tevere, dove rimase alla deriva per tre giorni, approdando infine vicino a Ostia. Un sacerdote, che si credeva fosse stato ispirato da una visione del defunto Papa, lo coprì. Il corpo rimase nascosto fino all’ascesa di Stefano VI. Poi, nel dicembre dello stesso anno, i resti di Formoso furono restituiti al defunto Papa e seppelliti nuovamente nella Basilica di San Pietro dal suo successore, Papa Teodoro II, che morì nel 897.

Papa Giovanni IX, che regnò tra il 898 e il 900, revocò il procedimento contro Formoso e tutte le sue decisioni. Papa Sergio III, che governò dal 904 al 911 e che aveva precedentemente sostenuto il “Corpus Juris”, confermò la revoca e chiese la riconsacrazione dei vescovi che Formoso aveva nominato. La questione, però, fu messa da parte per vari motivi.

Il “Sinodo del Cadavere”, che aveva condannato Formoso post-mortem, fu revocato e i documenti correlati bruciati. I prelati coinvolti in quel caso furono “perdonati”, dal momento che si riconobbe che erano stati costretti a partecipare sotto minaccia. Al contrario, coloro che avevano promosso la politica di degradazione di Stefano VI, che erano in conflitto con Formoso, incluso Sergio, vescovo di Caere, i sacerdoti Benedetto e Marino e altri prelati, furono scomunicati.

Infine, fu confermato il giudizio del predecessore Teodoro, che aveva riconosciuto la validità delle ordinazioni e di tutte le azioni intraprese da Formoso. Dopo il processo al cadavere… i processi contro i defunti furono proibiti.

Paolo Botti

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