Conoscere le cure palliative (se necessario anche la sedazione profonda)

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La legge38/2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”
ci ricorda che la sedazione palliativa profonda, non è eutanasia, non è suicidio medicalmente assistito.

Esiste sul tema delle cure palliative un analfabetismo che non dipende solo dalle persone,ma ci sono responsabilità nella classe politica, nelle istituzioni (l’unica campagna informativa del ministero della Salute risale al 2013) e nei media. Ma dopo la sentenza della Consulta sull’aiuto al suicidio (242/2019, il “caso Cappato”, ndr) non ci si può più permettere di fare confusione nei termini, come se la sospensione di trattamenti, la desistenza terapeutica, il rifiuto dell’accanimento coincidessero con scelte di tipo eutanasico o suicidarie. Confondere sedazione palliativa profonda con eutanasia o suicidio assistito è disonesto intellettualmente».

La sedazione palliativa profonda fa parte delle cure palliative, è una procedura terapeutica, del tutto diversa da eutanasia e suicidio assistito. È destinata al trattamento di malesseri di elevata intensità, difficili o impossibili da trattare. Il malato viene anestetizzato in misura maggiore o minore, finché non sente dolore. Poi, a causa della patologia fatale sottostante, muore. L’eutanasia o suicidio assistito, invece, è l’atto di provocare la morte di una persona malata attraverso la somministrazione di sostanze letali.

Molti non sanno che esistono sia diritto di accesso alle cure palliative sancito dalla legge 38, né la legge 219/2017, che parla di pianificazione delle cure, cioè il processo di scelta da parte di chi ha una malattia inguaribile.

È riduttivo anche identificare le cure palliative con il fine vita o i malati terminali: il compito del medico ad esempio nel caso di malattie croniche è quello di lenire le sofferenze, non di guarire. La palliazione diversa da quella oncologica fatica ad affermarsi e serve divulgazione.

Elaborazione ADL

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