Pochi figli. Il problema è culturale

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L’Italia negli ultimi anni ha battuto al ribasso i suoi record sulle nascite:
392.598 (-1,9%), rispetto ai 400.249 del 2021.
Anche le nascite dovute ai migranti sono da anni in calo costante e non pare esservi via d’uscita.
Alcuni pensano che la soluzione siano nidi, asili, bonus.
Ma basterebbe vedere le nascite di paesi come la Germania o paesi del Nord Europa per vedere che i dati sono molto simili a quelli italiani eppure in quei paesi c’è piu’ benessere e un welfare davvero efficiente. Anzi in quei paesi sono i migranti a fare piu’ figli e non chi sta bene economicamente.
Gli aiuti e il welfare servono e vanno messi in campo ma non sono il cuore del problema.

Il Papa tempo fa sgrido’ una signora che chiamava il suo cane “il mio bambino”, esempio di una sostituzione che molte persone non nascondono.
A domanda alcuni giovani rispondono “preferisco non avere bambini e conservare la mia libertà”
“mi prendo un cane o un gatto che danno meno problemi”.
Sembrano casi limite ma è naturale che l’animale divenga un sostituto e un aiuto nella solitudine e nel tanto tempo libero. Gli animali son cosa bellissima e utile, pensiamo alla pet terapy o alla compagnia fornita agli anziani o il sostegno ai non vedenti o nel soccorso nelle calamità, ma è statistico che a volte al posto del secondo o terzo figlio o del primo vengano talvolta usati come sostituti meno impegnativi.

Il problema è pero’ ancora piu’ ampio.
Chi fa figli nelle società ricche sono in genere i musulmani, gli africani nigeriani, ivoriani, ghanesi, i pentecostali e i cattolici che hanno esperienze di fede molto forti.
Ovvero persone con una religiosità forte e una forte speranza nella vita.
Chi ha speranza vede il futuro e non ha paura di condividere la vita con dei figli.

Della crisi occidentale, di fede, di speranza e di natalità ha parlato anche un articolo del Catholic Herald che analizzando i dati italiani ha elencato un po’ di problemi:

  1. Il fenomeno della diminuzione del tasso di natalità non è causato da una improvvisa crisi di infertilità, ma da una scelta collettiva di avere meno figli. Questo fenomeno rappresenta una sfida per molte società, in quanto la diminuzione del numero di nati può avere effetti negativi sulla crescita economica, sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali e sulla coesione sociale.
  2. L’urgenza di affrontare il problema della diminuzione del tasso di natalità è particolarmente sentita in Giappone e in Italia, dove i tassi di natalità sono particolarmente bassi. Questo fenomeno potrebbe portare a una riduzione della popolazione in futuro e avere conseguenze negative sulla crescita economica e sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali.
  3. La convinzione diffusa è che la causa principale della diminuzione dei tassi di natalità sia il cambiamento culturale. In molte società, infatti, si è assistito ad una rivoluzione nei valori occidentali, che ha portato a una diminuzione del valore della famiglia e alla valorizzazione dell’individuo.
  4. La rivoluzione nei valori occidentali ha portato ad una diminuzione del valore della famiglia e alla valorizzazione dell’individuo. Questo cambiamento culturale ha portato molti a vedere i bambini come un fardello economico, un tempo perso e dannoso per l’ambiente.
  5. In molte società europee, la cultura dominante vede i bambini come un fardello economico, un tempo perso e dannoso per l’ambiente. Questa concezione ha portato ad un calo dei tassi di natalità e rappresenta una sfida per la sostenibilità dei sistemi previdenziali e per la crescita economica.
  6. La convinzione diffusa è che non sia sufficiente offrire maggiori sostegni alle famiglie per aumentare il tasso di natalità. In molti Paesi, infatti, sono già stati introdotti incentivi fiscali e altri sostegni alle famiglie per incentivare la nascita di figli, ma questi non sono sempre stati sufficienti a contrastare il fenomeno.
  7. È importante creare una società che valorizzi i bambini e le famiglie, per invertire il trend.


Un bell’esempio controtendenza arriva da Israele: la famiglia è al centro della cultura e il tasso di natalità è più elevato rispetto alle società occidentali. Questo confronto offre spunti di riflessione su come la cultura possa influire sui tassi di natalità: perchè anche le famiglie ebraiche secolari in Israele hanno un tasso di natalità più elevato rispetto alle società europee. Questo dato evidenzia come la cultura possa avere un ruolo importante nell’aumento del tasso di natalità. La cultura rappresenta un fattore importante nell’aumento del tasso di natalità in Israele. La famiglia è vista come un valore fondamentale nella società israeliana e questo ha contribuito a mantenere elevati i tassi di natalità.
Dovremmo imparare anche noi a valorizzare la famiglia, a ritenerla fondamentale per lo sviluppo della nazione

P.B.

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