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Signore mio Dio, mia unica speranza (Sant’Agostino)

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Per quanto ho potuto e per quanto tu mi hai dato la possibilità di poter fare, ti ho cercato e ho desiderato vedere con l’intelligenza ciò che ho creduto; ho molto discusso e molto faticato.

Signore, mio Dio, unica mia speranza, esaudiscimi, perché, stanco, non finisca col non volerti più cercare; fa’ invece che io cerchi sempre con ardore il tuo volto.

Dammi la forza di cercarti, tu che hai fatto sì che tu potessi essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti sempre più. Davanti a te sono la mia forza e la mia debolezza: conserva quella e guarisci questa. Davanti a te sono la mia conoscenza e la mia ignoranza: là dove mi hai aperto la porta, accoglimi quando entro; là dove l’hai chiusa, apri a chi bussa. Fa’ che io mi ricordi di te, che ti comprenda, che ti ami. Fa’ crescere in me queste disposizioni fino a quando tu mi avrai riformato completamente.

So che sta scritto: «Nel molto parlare non sfuggirai al peccato». Ma vorrei che, predicando la tua parola e lodando te, io parlassi soltanto di questo. In tal caso non solo sfuggirei al peccato, ma acquisterei anche un merito buono, per quanto a lungo parlassi così. Infatti un uomo beato in te non avrebbe prescritto al suo figlio autentico nella fede di parlare del peccato, quando gli scrisse dicendo: «Predica la parola; insisti al momento opportuno e anche quando non lo è». Si può forse dire che abbia parlato troppo colui che non smetteva di annunciare la tua parola, Signore, non solo nel momento opportuno, ma anche quando non lo era? No: non parlava troppo, perché diceva soltanto ciò che era necessario.

Liberami, mio Dio, dal molto parlare che soffro dentro la mia povera anima, davanti a te e mentre essa si rifugia nella tua misericordia. Anche quando taccio con la voce, infatti, non taccio con i pensieri. E certo, se pensassi soltanto ciò che ti è gradito, non ti chiederei di liberarmi da questo molto parlare. Ma molti sono i miei pensieri, e tu conosci quali sono i pensieri degli uomini: sono vani. Concedimi di non acconsentire ad essi e, quando mi procurano piacere, fa’ che io li respinga ugualmente e non mi trattenga in essi come in un dormiveglia. Fa’ che non abbiano tanto potere su di me da tradursi in qualche azione, ma che almeno la mia decisione rimanga libera da essi e che la mia coscienza sia al sicuro, sotto la tua protezione.

Un sapiente, parlando di te nel suo libro, che ormai viene chiamato con il suo nome proprio «Ecclesiastico», dice: «Molte cose diciamo e non arriviamo alla meta, e la conclusione di tutti i discorsi è lui stesso». Quando dunque saremo arrivati a te, cesseranno tutte queste molte cose che diciamo senza arrivare alla meta; e tu rimarrai, unico, tutto in tutti, e senza fine diremo una sola cosa, lodando te nell’unità e diventando anche noi una cosa sola in te.

Signore, unico Dio, Dio Trinità, tutto ciò che ho detto in questi libri riguardo a te, lo riconoscano come tuo coloro che sono tuoi; e se vi è qualcosa che viene da me, perdonami tu e lo riconoscano come tuo. Amen.

Sant’Agostino, De Trinitate, XV, 28, 51.

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41. Che senso ha la vita di una persona disabile?

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La vita vince sempre