Provate il Burqa per capire l’oppressione

Foto di zibik da Pixabay

Il burqa è un tessuto di seta, spesso tessuto a mano con grande maestria. In Afghanistan si usa la versione nera o blu che copre il capo ma anche il corpo. In Pakistan è un velo che copre il viso e ha una finestrella che copre gli occhi.

Ma come può essere lecito coprirsi il volto, nascondere se stessi solo perché si è una donna?

Bisogna provarne uno per qualche ora… e si capisce che:

  1. Spaventa quando si sta nei luoghi pubblici e certamente non favorisce il dialogo o l’amicizia. Non esistono cenni di saluto, sorrisi, sguardi amichevoli.
  2. Gli odori e i suoni si attenuano. Non ci si sente sicuri perché non si ha la percezione vera del mondo, si è isolati e si vorrebbe, ma non si può, guardarsi intorno mille volte.
  3. Le persone intorno non sono più importanti, perché non le si riesce a vedere. Il mondo esterno ha meno valore, lo si vede annebbiato e non lo si può gustare con pienezza.
  4. Tutto risulta più faticoso, anche muoversi, sia per il caldo, sia per la lunghezza del vestiario e la sua ingombranza.
  5. Avendo poca visuale, per non inciampare si deve camminare spesso guardando in basso.
  6. Ci si stanca perché il burqa è pesante, sotto ci devono essere altri vestiti e si fatica molto.
  7. Ci si sente diversa, separata dal mondo e se si conosce il mondo si percepisce un senso di inferiorità, indotto dalla cultura che ci ha costrette o convinte a portare il burqa.

L’obiettivo dei mariti padroni è chiaro, una donna che non guarda in faccia nessuno, non osserva il mondo, non si relaziona col mondo, che non ha modo di interagire liberamente e difficilmente chiederà diritti o aiuto all’esterno.
Difficilmente andrà a scuola o a lavorare.
Coprirsi il volto, nascondere se stessi solo perchè si è una donna?

NOTA DI AMICI DI LAZZARO:
il burqa non è un obbligo religioso per le musulmane, ma un uso tribale antico. Privando la persona di identità e comunicatività, lede gravemente la dignità femminile. Il suo divieto dovrebbe quindi essere diffuso in tutti i paesi liberi, a condizione che la donna non sia punita penalmente e come già avviene in Francia venga punito chi impone il burqa a moglie, figlie, parenti. E’ fondamentale poi che oltre alla multa o sanzione accessoria vengano offerte occasioni di formazione linguistica e al lavoro, per dare una reale occasione di crescita e libertà alle donne.

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